Roma nella morsa della prostituzione

Lo scorso 7 Aprile si è svolta a Roma nel quartiere Garbatella un’iniziativa volta a riportare l’attenzione sul grande dramma dimenticato dei nostri giorni: lo sfruttamento della prostituzione.
Nello specifico, l’Associazione Comunità Giovanni XXIII, fondata da don Benzi, ha deciso di organizzare una Via Crucis lungo le strade cittadine legata alla sensibilizzazione sulla tragica vita delle vittime della tratta delle schiave.

Via Crucis e schiave: concetti forti, pesanti, estremamente significativi perché rischiano di scivolare nel marasma di cose quotidiane mentre ogni sera invece tornando a casa vediamo sui marciapiedi l’orrore.
L’iniziativa ha riscosso successo, e perfino Papa Francesco ha voluto mandare il suo saluto e la sua benedizione attraverso la presenza di Monsignor Angelo Becciu, Sostituo per gli Affari Generali della Curia Vaticana.

Roma è effettivamente una città assediata dalla prostituzione di strada, in continuo aumento. Le stime parlano di numeri enormi: se in Italia si pensa che le vittime della tratta siano tra le 75mila e le 120mla, solo sulle vie consolari romane ogni notte circa 16mila ragazze in abiti succinti e sorrisi tristi adescano i clienti. Un giro immenso, capace di muovere cifre da capogiro, quasi 90 milioni di Euro al mese. Il 37% delle ragazze sono minorenni, hanno cioè un’età compresa tra i 13 ed i 17 anni, e provengono da Paesi poveri dove per qualche migliaio di Euro i loro aguzzini le comprano, letteralmente, e dopo un training di violenza e soprusi le fanno entrare in Italia smistandole nei centri principali.

Roma è la capitale della prostituzione italiana, seguita da Milano e Napoli.
Ma mentre nel capoluogo lombardo la prostituzione ha assunto da tempo caratteri più sfuggenti, finendo nelle mani del racket dei “centri massaggi” che nascondono invece vere e proprie case d’appuntamenti,  nell’Urbe la maggior parte degli amplessi rubati si consuma ancora lungo le strade, ai margini dei viali di periferia o nei piazzali delle tante aziende che di notte sono chiuse e diventano spettrali e desolati spazi vuoti.

Il costo dei rapporti può variare, ma rimane sempre molto basso, all’interno di un massimo di 50 Euro a prestazione, chiaramente pagati direttamente alla “lavoratrice” che viene sempre controllata a distanza dai propri sfruttatori, mediante cellulari o vere e proprie ronde lungo le strade.

Superfluo dire che alla mostruosità dei fatti si lega anche lo squallore, con la visione di corpi seminudi che ballano grottescamente al ritmo di musica immaginaria alla luce dei lampioni e non solo.
Sempre più spesso infatti l'”orario di lavoro” delle lucciole si è allungato alle ore diurne, offrendo lo spettacolo in alcune zone della città anche in piena mattinata.

Un problema drammatico contro cui apparentemente c’è ben poco da fare.
In Italia la prostituzione non è effettivamente reato, come stabilito dalla Legge Merlin del 1958, che dispose la chiusura delle “case chiuse” e definì l’abolizione delle normative che regolavano il mestiere più antico del mondo.

Reclutamento, favoreggiamento, prostituzione minorile, induzione tratta di persone ed esercizio in luoghi chiusi sono veri e propri reati espressamente puniti dalla legge penale
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Non lo è invece la prostituzione in senso stretto, né viene tantomeno considerato “soggetto pericoloso” l’operatrice, che non può quindi essere allontanata mediante foglio di via.

Ultimamente perfino gli “atti osceni in luogo pubblico”, per i quali venivano puniti i clienti e che costituivano un deterrente allo svolgimento dei rapporti lungo le vie, sono stati depenalizzati, diventando onerosi illeciti amministrativi.

Pertanto le forze dell’ordine possono davvero poco per arginare il problema, specie in assenza di denunce contro gli sfruttatori.

Ecco perché la vera soluzione al problema passa una volta di più attraverso la sensibilizzazione e la cultura.
Attività come quella organizzata alla Garbatella (tra l’altro uno dei quartieri più colpiti dal problema) non servono soltanto a dare risalto ad un fatto che è sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto a rendere visibili coloro che si battono ogni giorno per venirne a capo.

Associazioni di volontariato, parrocchie e centri d’ascolto sottraggono decine di migliaia di ragazze ogni anno al giro. La sola Comunità Giovanni XXIII ha liberato più di 7mila donne, accogliendone 200 nel proprio centro d’ascolto.

Una guerra lunga, che si vince solo tutti insieme. Una guerra giusta.