“NonSonoRifiuti”, dal mercato Trionfale una speranza per Roma

A Roma è tempo di cambiare aria. I rifiuti non sono per definizione un argomento di cui si parla volentieri, l’associazione mentale con qualcosa di sporco, di spiacevole è immediata.

Nella Capitale questo è ancor più vero, dopo gli scandali che hanno sconquassato negli ultimi anni la gestione dello smaltimento, con processi lunghi e risvolti politici e sociali ancora tutti da valutare.
Ormai per il romano medio parlare di cassonetti stracolmi, ratti giganti e discariche abusive è la prassi, e l’indignazione come da costume cittadino sta scivolando pian piano nel comico, poi nel grottesco, con una Sindaca che vede complotti nei frigoriferi abbandonati a bordo strada e i soliti ras della monnezza che se la ridono sotto i baffi.

In questo desolante panorama tuttavia c’è qualcosa che si muove, un progetto nuovo e affascinante: “NonSonoRifiuti”.
Siamo stati al mercato Trionfale, al box 95, a trovare l’anima di questa storia: Silvia Cavaniglia.

Sono le 16 circa, Silvia è affaccendata nel box e c’è una piccola fila di persone in coda. Attorno a noi, le tipiche scene di un mercato all’orario di chiusura: operai che lavano a terra, cassette ammucchiate, un generale senso di fatica.
Silvia non è stanca, anzi sprizza letteralemente energia, nonostante (lo apprenderemo poi) sia al lavoro da oltre otto ore consecutive e non abbia ancora mangiato.

“Vuoi sapere cos’è questo progetto?”, dice “Chiedi a loro”, ed indica la coda di persone.

Tra di loro, la signora Antonella, che fa parte di un gruppo di volontari del quartiere nato per migliorare il decoro urbano e la pulizia delle strade. Persone comuni che nel tempo libero danno una mano a ripulire strade e parchi, ma anche a svuotare cantine di privati conferendo poi i materiali nel box di Silvia, dando un’alternativa a chi per pochi spicci si offre di fare lo stesso, buttando poi nottetempo tutti i rifiuti nelle piazzole o nelle discariche abusive.
Il suo parere è entusiasta, come d’altronde quello della signora Emilia, una delle prime ad unirsi al progetto, che viene qui da San Saba attraversandosi mezza Roma ed è diventata il punto di riferimento di tutto il suo condominio.

Il progetto è di grande innovazione.
Dopo anni di discorsi e chiacchiere sulla raccolta differenziata, e di come differenziare dovrebbe diminuire i costi del servizio migliorando la qualità del recupero, al netto di tante statistiche che lasciano il tempo che trovano le promesse nella pratica paiono ben lungi dal venire: i cassonetti sono strapieni, il costo del servizio non diminuisce e la colpa di tutto sembra essere come sempre solo del cittadino.

“NonSonoRifiuti” semplicemente acquista materie prime recuperabili e le paga in contanti.

Le materie prime sono delle tipologie più svariate: vari tipi di plastiche, dal PET (bottiglie d’acqua) all’HDPE (flaconi sapone), carta mista, rame, alluminio, ferro, ottone.
Perfino l’olio esausto, una sostanza che avvelena il mare se viene gettata nelle condutture dell’acqua, gesto tanto facile quanto letale.
Il prezzo delle materie prime viene aggiornato quotidianamente ed esposto sul sito internet del progetto ed anche nel box di ricezione.
E’ sufficiente registrarsi sul sito, o anche di persona quando si va a conferire la prima volta, ed immediatamente si entra a far parte del sistema.
Silvia, suo figlio e gli altri ragazzi che lavorano lì pesano i materiali, li compattano seduta stante ed attribuiscono a quanto conferito un controvalore economico vero, ritirabile a partire dalla cifra di cinque euro in su.

Unico vincolo: separare. Separare davvero, non come spesso si fa quando si getta nei cassonetti, pensando che tanto in fondo una bottiglietta di plastica in mezzo a un quintale di carta non cambia nulla.
Silvia su questo è severa ma giusta: se i rifiuti non sono ben separati, lo fa lei, spiegando all’inconsapevole cliente dove ha sbagliato.
Il risultato? Le persone sbagliano sempre meno, raggiungono livelli altissimi, conferiscono materiali che sarebbero impensabili, come l’olio di cui parlavamo prima.
Ed i ragazzi di “NonSonoRifiuti” dicono “grazie”.
I risultati sono straordinari, specie per un progetto che non ha paragoni in città.
Alle 16,30 quasi duecento persone erano passate dal box per conferire, di cui 15 neo registrate.
Parliamo di quasi 3000 persone iscritte al sistema, con una crescita quotidiana, a fronte di uno spazio piccolissimo (il compattatore sarà lungo si e no tre metri) e di una diffusione basata sul passaparola.

Tuttavia, l’innovazione non si ferma qui. Silvia è un vulcano, parla a ruota libera di come immagina il futuro.

“Questo del riciclo è il mondo di domani. Volenti o nolenti dovremo farci i conti, se non vogliamo distruggere il pianeta ed uccidere le prossime generazioni. Immagina se le persone anzichè dover attraversare Roma avessero posti come questo sotto casa, dietro l’angolo, magari aperti 24 ore al giorno, non come qua dove purtroppo siamo vincolati dagli orari del mercato che alle 18 chiude.

Niente più spreco, né cassonetti strabordanti. In più, tante persone potrebbero guadagnare qualcosa, magari pagarsi la bolletta o la spesa coi rifiuti, e si creerebbero possibilità di lavoro per chi avesse voglia di impegnarsi nel progetto”

Un’idea che non è solo nella testa di Silvia, ma che ha basi solide. E’ infatti possibile associarsi al progetto in franchising, godendo anche di un finanziamento tramite microcredito approvato dalla Regione Lazio.

Al termine della nostra chiacchierata, mentre le luci del mercato iniziavano a spegnersi, abbiamo avuto la sensazione di avere appena sbirciato da una fessura qualcosa di bello.
Un’alternativa, un modo semplice e chiaro di fare le cose. Una donna che con il lavoro e la pazienza sta mettendo un mattone di futuro.

Se volete saperne di più, andate anche voi a trovare “NonSonoRifiuti”, registratevi al sito e date un’occhiata a ciò che potrebbe essere il domani.