Acquisizioni di manufatti abusivi, rischiano la casa migliaia di cittadini

 

Negli ultimi mesi si stanno moltiplicando le sentenze del Tribunale di Velletri che dispongono il sequestro e la successiva demolizione di decine di manufatti abusivi su tutta l’area dei Castelli Romani. Una situazione potenzialmente esplosiva, risultato di decenni di mala gestione e scarso controllo del territorio, che rischia di esplodere nelle mani degli amministratori locali di tutta l’area dei Castelli Romani dopo che, nel 2015, Regione Lazio e Tribunale di Velletri hanno avviato un protocollo d’intesa che aveva come obiettivo quello di “agevolare e rendere più veloce l’esecuzione delle sentenze e dei decreti che prevedevano la demolizione di manufatti abusivi”. Al fine di rafforzare questa decisa linea di indirizzo è stata prevista anche la possibilità per i Comuni di attingere ai finanziamenti del Fondo regionale di rotazione per sostenere le spese delle demolizioni, senza dover restituire alcun interesse sulle cifre richieste. Fino a qui tutto sembrerebbe filare liscio, con le istituzioni che vigilano sul territorio pronte a colpire chi viene “beccato”. Ma addentrandosi più in profondità nelle trame del provvedimento, ci si rende conto della reale situazione. Recenti studi condotti da urbanisti ed esperti di geografia del territorio hanno portato alla luce un quadro deprimente riguardo al fenomeno dell’abusivismo edilizio, oltre il 30% del territorio urbano della Capitale d’Italia risulta essere totalmente abusivo. Dati che continuano sulla stessa falsa riga se vengono analizzati i Castelli Romani. Dal 1985 al 2003 le richieste di condono sono state oltre 600mila, più di 200mila delle quali ancora in attesa di un responso. Nei Castelli Romani sono centinaia le case, palazzine, villette e capannoni che per il Tribunale di Velletri dovrebbero già essere demolite ma che invece sono ancora in piedi. Alcuni comuni hanno iniziato anche a rigettare richieste di condono depositate in seguito all’ultima legge del 2003 rimpolpando la lista degli abusivi. I cittadini, che si sono organizzati in un comitato, si stanno rivolgendo in massa al Tar che in diversi casi ha anche sospeso i provvedimenti di sequestro e demolizione. Una situazione paradossale che vede i cittadini protagonisti di abusi riuniti in un comitato chiamatoEqui Diritti”, del quale fa parte Marco Milani, che afferma: “Negli ultimi mesi i sindaci, su impulso del protocollo tra la Regione e la Procura, stanno procedendo con le acquisizioni delle case costruite abusivamente negli anni, Il tutto senza considerare che per circa l’85 per cento di queste abitazioni è stata pagata una sanatoria che è costata tra i 20 e i 70 mila euro a famiglia. Negli ultimi 15 anni sono state versate le tasse su quelle abitazioni. Chi ci risarcisce?” E ancora: “Ci sono anche persone che hanno acquistato quelle case con atti notarili, accendendo dei mutui”. Come abbiano fatto non ci è chiaro, ma prosegue Milani “sono 715 le famiglie colpite da un ordine di acquisizione, ma se questa azione inficia la sanatoria del 2003 saranno migliaia” L’ultimo pensiero è in realtà una amara considerazione: “Il tutto senza considerare che la Regione negli anni ha finanziato i comuni per portare a questi quartieri le opere di urbanizzazione”. Sorvolando sulla scelta quanto meno infelice di chiamare “Equi diritti” un comitato di cittadini che a vario titolo si sono resi protagonisti di migliaia di abusi edilizi, raccontando questa vicenda si ha la sensazione di vivere una situazione kafkiana nella quale tutti i protagonisti vestono contemporaneamente i panni dei colpevoli e degli innocenti. Cittadini che per anni hanno vissuto nell’illegalità che adesso fanno appello alla legge per vedersi riconosciuti i propri diritti avendo pagato migliaia di euro in sanatorie, istituzioni che per anni hanno permesso che tali abusi fossero perpetrati che adesso si ergono a difensori di un territorio ormai segnato da decenni di scempi. Un paradosso in stile italico che porta a numerose riflessioni. Chi è colpevole di aver permesso per tutti questi anni un numero così imponente di abusi edilizi senza minimamente intervenire per arginare un fenomeno che ha deturpato tutto il territorio dei Castelli? Che messaggio possono ricevere tutti i cittadini che hanno invece seguito le regole realizzando o acquistando regolarmente le proprie abitazioni facendo enormi sacrifici? Chi è in grado di assumersi la responsabilità di assicurare che tutte le case, i capannoni, le palazzine sorte abusivamente in questi anni abbiano tutti i requisiti di sicurezza necessari a fronteggiare eventuali fenomeni naturali di particolare forza? I terremoti che hanno sconvolto l’Italia centrale seminando morte e distruzione già appartengono al passato per essere evocati e considerati come un monito? Notizia di pochi giorni fa è che una cordata di Comuni della zona avrebbe chiesto l’apertura di un tavolo di confronto con la Regione per trovare una soluzione a questa situazione; chissà perché questa cosa non ci rassicuri poi molto.