Guide turistiche, mondo ignoto

Se c’è una professione che a Roma dovrebbe godere di un’attenzione particolare da parte delle istituzioni, dei privati ed anche dei semplici cittadini, quella è la guida turistica.
Non certo per le qualità intrinseche della categoria, e neppure per ragioni culturali, ma semplicemente perché la natura stessa, la storia e la fama della nostra città lo chiedono.

Roma,caput mundi.

L’intero centro storico della città, ben 15 kmq, è stato riconosciuto nel 1980 Patrimonio dell’UNESCO, che ha individuato 25.000 siti di interesse storico, culturale ed ambientale, il che fa di Roma la città col più alto numero di monumenti patrimonio dell’UNESCO e quella con la più alta densità di monumenti per kmq.

In un contesto del genere (e badate bene, ci riferiamo solo a quanto contenuto dalle Mura Aureliane, quindi nel computo non ci sono Ostia antica, la Villa dei Quintili, la Basilica di San Paolo fuori le mura, tanto per dire) la guida turistica diventa non solo e non tanto una professione, ma una vera e propria necessità, ed allo stesso tempo la gestione del traffico turistico dovrebbe essere se non la prima almeno tra le priorità di cui l’amministrazione dovrebbe occuparsi. Purtroppo il Dipartimento del Turismo capitolino proprio in questi giorni è nell’occhio del ciclone a causa della nomina (poi revocata) da parte della Sindaca Virginia Raggi, di Renato Marra, fratello di Raffaele, fedelissimo della prima cittadina arrestato lo scorso dicembre. Una situazione tanto critica da accendere i riflettori su tutta la gestione del comparto turistico di Roma Capitale da parte di giornali e tv. A questo proposito ha avuto particolare risalto un servizio de “Le Iene”, il programma di inchiesta Mediaset, andato in onda lo scorso dicembre che a dispetto  delle buone intenzioni, non ha evidenziato il vero nocciolo della questione.

Dal video emerge come l’attenzione dei giornalisti si concentri su tutti quelli che vendono i biglietti fuori dal Colosseo o dai Musei Vaticani, insistendo molto su come sia uno “scandalo” che non si verifica “in nessun altro museo del mondo”, evidenziando più volte come tutto questo accada sotto gli occhi delle forze dell’ordine.

Ora, partendo dal presupposto che acquistare degli slot di biglietti rivendendoli a prezzo maggiorato è ciò che fanno tutte le agenzie per ogni evento, dal calcio ai concerti passando per la F1, e quindi le agenzie turistiche non fanno eccezione, dal servizio traspare la sensazione che gli “abusivi” di cui si parla siano tutti quelli che vendono i biglietti.
Siamo lontani, lontanissimi. I promoter che vendono i biglietti sono, appunto, procacciatori d’affari, e la loro condizione può essere o non essere di abuso a seconda che lavorino con un contratto (e molti di loro ce l’hanno) o senza, ma anche in questo caso il loro abusivismo non ha nulla a che vedere con una “guida abusiva”.
Infatti i promoter non entrano all’interno del monumento, non spiegano, né tantomeno vengono pagati per alcuno di questi servizi. Semplicemente, vendono biglietti.
Che il biglietto prenotato online costi 14 Euro mentre loro lo vendono (corredato di visita guidata e di altri servizi) a 20, 30 o 40 rientra nella libera contrattazione. Se trovo qualcuno disposto a pagarmi il doppio per un prodotto ed emetto regolare ricevuta o fattura infrango forse qualche legge?
O forse quando andiamo in frutteria paghiamo le mele allo stesso prezzo dei mercati generali?

Le guide turistiche abusive sono tutt’altro. Per comprendere a fondo la situazione bisogna innanzitutto chiarire chi è la guida turistica autorizzata, e cosa sta succedendo in Italia negli ultimi anni a questa professione.
Per l’Unione Europea, la definizione di Guida Turistica risiede nella Norma Europea 13809 del 2003 del C.E.N., che recita:

“La Guida Turistica guida i visitatori nella lingua da loro scelta e interpreta il patrimonio culturale e naturale di un territorio. Possiede normalmente una qualificazione specifica per un determinato territorio. Tale qualificazione è rilasciata e/o riconosciuta dall’Autorità competente del Paese visitato”.

Tuttavia, in base alle norme europee per la libera circolazione, una guida turistica francese che volesse lavorare in Italia, essendo già in possesso della propria abilitazione nazionale, potrebbe farlo senza bisogno di alcun ulteriore certificato. Questo principio era in aperto contrasto con la legislazione nazionale italiana, per la quale la professione di guida era invece legata ad un’abilitazione rilasciata da un ente territoriale locale, nella fattispecie la Provincia, e valevole solo nell’ambito del territorio in questione.
Una situazione evidentemente protezionistica, ma che aveva le sue buone ragioni.
Innanzitutto la storia e l’arte italiana non sono minimamente paragonabili a quelle di nessun altro Paese al mondo, pertanto la territorialità dell’abilitazione garantiva una conoscenza specifica e dettagliata del territorio IMPOSSIBILE da ottenere con uno studio generale o addirittura senza aver studiato affatto.
In secondo luogo, la norma garantiva ai territori, specie a quelli meno sviluppati sotto il profilo industriale o sociale, una fonte di entrata “locale”, offrendo a giovani e meno giovani la possibilità di rimanere a lavorare nei luoghi d’origine arginando in parte lo spopolamento (pensate a zone come il Parco Nazionale d’Abruzzo, ad esempio).

Tuttavia nel 2013 l’Italia, sotto la spinta dell’UE, ha deciso di adeguarsi in parte, modificando la materia con la legge 97 il cui art. 3 comma 1 recita “l’abilitazione alla professione di guida turistica è valida su tutto il territorio nazionale”, mentre il comma 2 precisa che “i cittadini dell’Unione europea abilitati allo svolgimento dell’attività di guida turistica nell’ambito dell’ordinamento giuridico di un altro Stato membro operano in regime di libera prestazione dei servizi senza necessità di alcuna autorizzazione né abilitazione, sia essa generale o specifica”..

Una netta inversione di tendenza, che non poteva non creare malumori nella associazioni di categoria.
L’abilitazione a Guida Nazionale, che avrebbe dovuto permettere di esercitare su tutto il territorio nazionale, è stata “mitigata” dall’individuazione dal parte del MIBACT (Ministero dei Beni Cuturali ed Ambientali) di una serie di “siti protetti”, per i quali sarebbe stata necessaria un’ulteriore abilitazione (non necessaria, ovviamente, per le guide locali). I siti in questione sono tutto ciò che un turista vuole vedere (ad esempio, a Roma nella lista rientrano il Colosseo, il Foro, il Palatino, tanto per fare un esempio), e di fatto questa pilatesca decisione ha ottenuto l’effetto di scatenare l’ira contraria delle Guide Nazionali, che nel frattempo si erano abilitate e rischiavano di averlo fatto per nulla.
Insomma, il classico pasticciaccio brutto all’italiana, in cui la ragione è difficile da trovare: se da un parte le guide locali hanno ragione a non voler vedere inficiata la loro professionalità da gente che con un breve corso generico, o peggio ancora con un’abilitazione polacca o spagnola, vengono ad abbeverarsi alla fonte di Roma, di contro la sporadicità dei concorsi di abilitazione banditi dalla provincia di Roma (una media di due/tre ogni dieci anni, con tempi di svolgimento biblici) ha creato negli anni un forte malcontento da parte di tutti quelli che avrebbero voluto lavorare a Roma ma non ci sono riusciti.
Già, perché la pietra dello scandalo in questa ingarbugliata situazione è proprio Roma, che insieme a Firenze, Venezia ed in parte Napoli è, per tutti i motivi che dicevamo all’inizio, l’Eldorado delle guide.
Se infatti una guida abilitata nelle città che ho qui nominato può vivere del suo lavoro, in alcuni casi anche con un certo agio, non si può certo dire lo stesso di guide abilitate in altri luoghi, meno ricchi di storia e bellezza.
Non è certo uno scambio alla pari dire che anche una guida di Roma se vuole può andare a lavorare a Lione o a Monaco o a Madrid. Non c’è paragone che tenga, e i sostenitori della riforma lo sanno bene.
In tutta questa confusione, però, stiamo dimenticando qualcosa.

E le guide abusive?

Sfruttando il caos normativo, nella realtà come sulla carta gli abusivi ogni giorno sfuggono ai controlli e guadagnano la loro giornata ai danni dei professionisti abilitati.
Quel che né le Iene, né tantomeno lo Stato sono riusciti ad individuare o ad arrestare è un fenomeno sotterraneo e maestoso.

Ogni giorno al Colosseo, al Foro, al Palatino ed in giro per le piazze e le vie del centro circolano individui con una tessera sanitaria, un’abilitazione conseguita in qualche Paese esotico, un tesserino da accompagnatore turistico o addirittura niente. Spesso sono stranieri, residenti all’estero, nullatenenti in Italia e per questo motivo spavaldi davanti alle multe.
Si fanno pagare in nero, a tariffe ribassate perchè tanto non pagano le tasse ed a volte si nascondono dietro alibi del tipo “io il concorso a Roma l’ho fatto, anche se non l’ho passato” oppure “sono laureato in Archeologia, ho il diritto di spiegare anche se non ho l’abilitazione” (pensatelo applicato a un Avvocato o ad un Commercialista)

C’è un modo per fermarli? Altroché, e lo sanno bene in Vaticano!

Nella Città del Vaticano la lotta all’abusivismo è una cosa seria: ogni guida che voglia accedere continuativamente ai Musei deve fare richiesta di uno specifico tesserino, allegando alla domanda il pagamento di una quota annuale e la copia della propria licenza. Il tesserino rilasciato ha un chip che viene scannerizzato ogni volta che la guida supera i tornelli, effettuando un controllo dell’abilitazione.

In Italia, terra di abusi conclamati e fieri, si è ben pensato di consegnare i nuovi tesserini alle guide senza aggiungere alcun chip, restando fedeli alla vecchia versione.
Un semplice pezzetto di plastica con una foto, che tuttavia sarebbe sufficiente se all’ingresso assieme al biglietto per il gruppo venisse effettuato anche il controllo da parte di un addetto.
Invece i controlli delle abilitazioni, deputati alla Guardia di Finanza (o alla Polizia Provinciale, anche se talvolta li fanno anche i Vigili) sono sporadici e casuali, privi di efficacia se non nei confronti del singolo fermato, ma assolutamente insufficienti per arginare il problema.

Nel frattempo, il traffico turistico a Roma aumenta, lo scorso anno per il Giubileo ci sono stati circa 21 milioni di pellegrini (stando alle stime vaticane). Roma si prepara con uno scandalo al vertice, una Sindaca assediata, proposte di piani-autobus deliranti ed un’orda di abusivi pronti ad affilare i coltelli.

Roma, caput mundi.