Rino Genovese: “Una larga coalizione per un programma vincente”

Abbiamo il piacere di scambiare qualche considerazione con Salvatore Genovese, per tutti Rino, rieletto da pochi mesi segretario del Partito Democratico a Ciampino. Qualche domanda per capire a che punto è la situazione del Partito a tre mesi dalla fine anticipata dell’amministrazione Terzulli e per fare il punto sulle strategie in vista delle prossime elezioni del 2019.

 

Segretario buongiorno.

La situazione in città appare molto fluida dal punto di vista politico, con il centrodestra spaccato ed il Movimento5sStelle che paga le enormi difficoltà dell’amministrazione Raggi a Roma che evidentemente si riverberano anche a Ciampino (la vicenda del campo nomadi della Barbuta rappresenta per tutti il manifesto del fallimento grillino). Con queste premesse in molti guardano alle mosse del Partito Democratico per comprendere quali sviluppi porteranno i colloqui che lei stesso è stato incaricato di avviare con le diverse forze politiche che compongono il panorama a Ciampino. Come procedono i colloqui?

R.

E’ sicuramente una fase storica molto difficile per il nostro partito, ma la sfida è apertissima.

L’intento è quello di costruire da parte nostra un’offerta politica pluralista con il contributo di tutte le forze civiche e politiche protagoniste nella nostra città, costruendo una piattaforma programmatica capace di saper esprimere consapevolmente una determinata e valida alternativa al fronte populista e demagogico che si sta affacciando nel panorama politico attuale.

In molti non la invidiano in questo momento. Attorno alla sua figura ed al suo lavoro il Partito Democratico si stringe per rilanciare la propria azione sul territorio dopo la fine anticipata dell’esperienza Terzulli. E’ apparso da subito chiaro il tentativo di riallacciare i contatti anche con un mondo, quello dell’associazionismo e delle reti civiche, che per anni aveva invano cercato nel centro sinistra un interlocutore; sotto questo aspetto ha trovato terreno fertile?

R.

L’unica strada percorribile per superare questo momento impegnativo del partito, passa attraverso l’unità e la compattezza del nostro gruppo dirigente. Chi legittimamente volesse scegliere soluzioni alternative, renderebbe sicuramente più fragile la costruzione da parte del partito di quell’argine in grado di contrastare l’unico vero pericolo per questa città.

La volontà del Partito Democratico di Ciampino è di mettere in atto accordi e convergenze in chiave progettuale per il bene della nostra città’. Mi riferisco naturalmente ad una potenziale classe dirigente che ha dimostrato in svariate occasioni la sua totale insipienza, incapacità e inadeguatezza politica, nei vari risvolti operativi, Roma è un esempio pratico con l’amministrazione Raggi. Sul piano nazionale il balletto istituzionale quotidiano ha toccato punti di imbarazzo che rasentano la farsa, promettendo un governo del cambiamento nei fatti mai nato. Dopo quasi cento giorni ha trasmesso solo ansia, paura e un senso generale di rabbia e frustrazione.

La fine di un’esperienza politica porta fatalmente anche ad un ricambio dal punto di vista della classe dirigente, occorre cercare un giusto mix fra militanti ed amministratori dalla comprovata esperienza e giovani in grado di dare nuova linfa al Partito, con idee e competenze nuove in materia di ambiente, gestione dei rifiuti, sviluppo del tessuto economico della città. La nuova segreteria politica che ha voluto intorno a sé è il frutto di queste valutazioni?

R.

Con spirito costruttivo il Partito Democratico di Ciampinovuole dare il suo contributo politico in un quadro complesso e articolato, cercando di marcare con decisione tratti di discontinuità necessari e vitali per l’autorevolezza stessa del proprio corpo dirigente.

 

L’ultima tornata elettorale di giugno ha confermato il trend che vede il centrosinistra in sofferenza un po’ dappertutto ma al tempo stesso in comuni vicini territorialmente a Ciampino abbiamo assistito ad affermazioni importanti, basti pensare a Velletri, Fiumicino e ai due municipi di Roma chiamati al voto dopo la caduta dei mini sindaci grillini. Situazioni differenti che però hanno delle caratteristiche comuni; coalizioni larghe che abbracciano società civile ed associazionismo e un Partito Democratico che, consapevole delle proprie difficoltà, si mette a disposizione con un ruolo meno centrale negli equilibri interni alla coalizione e forse proprio per questo più efficace. Pensa che questa possa essere la strada da seguire anche a Ciampino?

R.

Nella gara democratica sbaglia chi perde. Sembra invece persistere un rifiuto di questo principio, per certi tratti anche irreale nel non considerare questo contesto. Il popolo non ha sempre ragione, ma insistere da parte di alcuni nostri dirigenti nazionali che il PD ha ragione e chi non ci ha votato ha torto è un segno di presunzione che non va d’accordo con la democrazia elettorale, come ha recentemente ricordato Nadia Urbinati su Repubblica. Se perdiamo voti, la ricerca va fatta in quello che si è o non si è fatto, se vincono le forze politiche nazionaliste e xenofobe dobbiamo chiederci come queste forze sono cresciute in questo modo quando governavamo noi. A Ciampino la proiezione può essere simile ma è un motivo in più per cercare da parte nostra di invertite la rotta politica.

 

Ringraziamo il Segretario del Partito Democratico di Ciampino Salvatore Genovese.