Crowdfunding: un’opportunità per gli enti non profit

Il Crowdfunding (letteralmente, “finanziamento dalle masse”), è diventato uno strumento importante attraverso il quale finanziare diversi progetti relativi a libri, viaggi, film, i quali hanno potuto vedere la luce grazie al supporto di più persone che hanno ritenuto valesse la pena mettere dei soldi per vedere la realizzazione di una determinata idea.

Anche un numero crescente di organizzazioni non profit sta scoprendo il crowdfunding per raccogliere soldi in favore dei propri progetti solidali, contando sul supporto che possono ricevere dalla propria rete di contatti online e offline. Quali sono i passi da fare per riuscirci?

Innanzitutto, come la parola inglese “Crowdfunding” suggerisce, giocano un ruolo importantissimo i sostenitori di un determinato progetto, affinché l’idea astratta si tramuti in qualcosa di concreto.

Per raggiungere il maggior numero di persone è importante scegliere la piattaforma di crowdfunding più appropriata e affine alla natura del progetto da presentare, da trovare tra una miriade presenti online: ne esistono di alcune il cui focus principale riguarda startup o il finanziamento di progetti a scopo di lucro ed altre, invece, dedicate unicamente ad enti non profit e ai loro scopi benefici.

Sono molte quelle che si indirizzano verso quest’ultima tipologia di target: solo per citarne alcune, tra quelle anglofone sono conosciute in questo ambito Kickstarter, Startsomegood, YouCaring, Chuffed, Pozible. In Italia, piattaforme altrettanto conosciute sono Produzioni dal Basso, Eppela, DeRev, Kapipal.

Ognuno di questi siti permette alle organizzazioni non profit di iniziare una campagna di crowdfunding e di diffonderla mediante differenti canali: e-mail, social media, newsletter ed organizzazione eventi per la raccolta dei fondi.

La possibilità di condividere la campagna che si sta portando avanti in diversi spazi online e offine, attraverso diverse modalità ma partendo da un unico sito, permette di coinvolgere sempre più persone nel progetto che si vuole finanziare.

Per coinvolgerne il più possibile sulle proprie pagine “social” come Facebook o Instagram, ad esempio, è necessario essere molto attivi su questi siti, con post, immagini, video e foto dedicati al fine di accrescere il rapporto con i propri “fan” o “follower” e di far sì che questi condividano il messaggio che si vuole portare all’esterno, aumentando così il numero di sostenitori (e possibili donatori) riguardo al progetto protagonista della campagna.

Al fine di incuriosire le persone, diventa utile dare al progetto da finanziare un nome accattivante e di costruire una storia su di esso, in modo da appassionare i sostenitori e di instaurare un rapporto con ognuno dei propri supporter, basato sul coinvolgimento emotivo. Questo facilita da un lato la condivisione del progetto stesso da parte di chi lo ritiene meritevole e, spesso, anche le donazioni.

Una volta che la campagna di crowdfunding parte, è poi doveroso aggiornare i propri sostenitori sui social media rispetto all’andamento delle donazioni e su tutte le novità della campagna, come ad esempio gli eventi organizzati sul territorio per raccogliere i fondi necessari per il progetto.

Questi ultimi, infatti, sono importantissimi: permettono di rendere partecipe la comunità non solo in maniera “virtuale” e grazie ad essi si possono far avvicinare al progetto tutte quelle persone di una determinata comunità che non avrebbero altro modo di conoscere l’iniziativa solidale oggetto della campagna in corso. A proposito di comunità, è altrettanto importante poi far “uscire” questi eventi e la campagna stessa sui media locali (giornali, tv, radio..) al fine di coinvolgere in maniera più ampia target specifici, legati a un’area geografica più ristretta.

Mentre si racconta il progetto da finanziare alla propria comunità di riferimento, è fondamentale sottolineare l’impatto sociale dell’iniziativa, prima ancora che economico e quali problemi potrebbe risolvere questa determinata azione.

Rispetto invece alla modalità di raccolta fondi promossa dalla piattaforma prescelta, anche qui occorre scegliere bene: molti siti lasciano che sia la organizzazione non profit a decidere se preferiscono il modello “take it all”, per il quale la ONP può prendere la cifra raccolta anche se questa è inferiore all’obiettivo minimo prestabilito, oppure se propendere per il modello “all or nothing” (tutto o niente), che prevede invece il percepimento dei fondi solo in seguito al raggiungimento della cifra minima da raccogliere.