Progetto “FrISBee”, innovazione nella riabilitazione neuromotoria

Migliorare la qualità della vita e il benessere psico-fisico di 12 tra bambini e ragazzi con gravi patologie neuromotorie potenziando l’offerta di spazi, attrezzature e tecniche riabilitative non disponibili nella realtà locale e regionale. Ma non solo: Apercrescere è infatti l’unica Onlus in grado di offrire trattamenti riabilitativi altamente innovativi accessibili gratuitamente e eseguiti da personale altamente qualificato in tutto il territorio del Nord-Ovest italiano.

Il progetto “FrISBee“, cofinanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, intende così aumentare il recupero funzionale dei bambini e ragazzi tramite un innovativo percorso di sviluppo e acquisizione di autonomia quotidiana basato su 3 pilastri: riabilitazione fisica intensiva, laboratorio di stimolazione sensoriale pluridisciplinare, sostegno partecipato.

Il primo pilastro è quello relativo all’offerta di tecniche di riabilitazione fisica basate su metodi innovativi:

  • la tecnica Therasuit, una metodica riabilitativa americana che agisce in maniera profonda sia sul sistema nervoso centrale, allenando il corpo del bambino disabile come quello di un bambino non disabile, che sull’evoluzione neurologica combattendo gli effetti del decondizionamento e dell’immobilizzazione, migliorando la propriocezione (la sensibilità agli stimoli che insorgono nell’interno degli organi) e supportando la muscolatura debole;
  • il macchinario Vybra System, un innovativo sistema ad onde meccano-sonore selettive per il trattamento non invasivo di patologie muscolari e neuro-muscolari, in grado di produrre vibrazioni dall’elevato valore terapeutico capaci di indurre risposte adattative di tipo metabolico e neuro- fisiologico nella catena neuro-muscolare e nelle strutture mio-osteoarticolari dell’organismo, e grazie all’azione miorilassante delle vibrazioni, svolge un’azione di riduzione del tono muscolare nella spasticità da lesione nervosa centrale, migliorando la viscoplasticità muscolare;
  • la tecnica Theratog, una tuta elasticizzata progettata per essere indossata a contatto diretto con la pelle con lo scopo di fornire stabilità articolare, consapevolezza corporea, miglioramento della postura e dell’equilibrio, miglioramento delle prestazioni motorie e allineamento funzionale durante la seduta terapeutica.

Trasversalmente, il secondo pilastro su cui poggia il percorso, è quello volto alla stimolazione a carattere sensoriale, con particolare riferimento alle seguenti attività:

  • Logopedia, le cui patologie d’interesse sono proprio quelle neurologiche/neuropsicologiche (afasie, aprassia, agnosia, ritardi di sviluppo del linguaggio, disturbi fonologici, ritardi mentali, disturbo specifico del linguaggio), neuro-comportamentali (effetto di traumi cranici, patologie cerebrali, autismo, demenza), otorinolaringoiatriche e foniatriche (disfonia, disartria, dislalia, disodie, difficoltà di linguaggio legate alla sordità, balbuzie, disfagia, deglutizione disfunzionale) fortemente idonea per l’educazione, l’abilitazione e la riabilitazione della deglutizione, e per il raggiungimento di una comunicazione il più efficiente ed efficace possibile;
  • Oral Motor Therapy, (terapia oro-motoria), indicata – come confermato dalla più recente letteratura scientifica – per i bambini e ragazzi con disabilità neuromotorie che presentano irrigidimento dei muscoli e delle articolazioni, e che aumenta la consapevolezza del meccanismo orale, normalizza la sensibilità tattile orale, aiuta a correggere e differenziare i modelli di movimento orale, migliora le abilità di alimentazione e l’assorbimento nutritivo e la produzione del suono e della parola;
  • Rieducazione visiva, condotta dall’ortottista, la figura professionale sanitaria che si occupa specificatamente dei disturbi sensoriali e motori della visione, che aiuta i bambini e ragazzi con capacità legate alla percezione visiva molto ridotte a migliorare le possibilità visuo-percettive impattando positivamente anche sulla rieducazione neuromotoria.

Infine, a fondamento del terzo pilastro, saranno condotte le attività di sostegno partecipato, che prevedono un percorso di accompagnamento psicologico adeguato e adattato alle esigenze individuali e familiari per supportare il non sempre facile cammino di riabilitazione, insieme a professionisti esperti, specializzati e competenti nella gestione della disabilità dal punto di vista emotivo e relazionale. Saranno coinvolte attivamente non solo le famiglie, attraverso la realizzazione di uno sportello gestito dagli operatori che assicura un continuo dialogo, scambio e reciproca interazione rispetto alle problematiche e alle necessità legate alla disabilità infantile, ma anche le scuole, attraverso lo svolgimento di incontri e appuntamenti tra queste e gli operatori che seguono i piccoli pazienti.

La possibilità di non interrompere la frequenza scolastica dei bambini e ragazzi è una delle priorità del progetto, sia per coinvolgere e sensibilizzare le reti scolastiche sulle problematiche della disabilità neuromotoria, costruendo una rete integrata di presa in carico sia per permettere al bambino di proseguire con stabilità il suo percorso di apprendimento scolastico.

Il Progetto FrISBee, col supporto di Maendeleo for Children APS e della Rete NDSAN,  vuole quindi rispondere ad un’esigenza di presa in carico globale dei bambini e ragazzi, in cui le linee di intervento operano in maniera congiunta, secondo un’ottica necessaria di integrazione tra ambiti di sostegno differenti. Si è agito a partire dall’ascolto delle reali necessità quotidiane, in situazioni di sofferenza che non trovano delle soluzioni definitive ma che prevedono delle difficoltà mutevoli nel corso del tempo; facciamo nostra l’umiltà di sapere che quanto offerto può essere “solo” un piccolo aiuto, ma che, all’interno di giornate piuttosto complesse, può comunque fare la differenza. Nella certezza che il desiderio di intervenire in maniera efficace debba partire dal principio secondo cui l’azione proposta non debba limitarsi alla mera generalità, ma si basi sull’operato di personale specializzato rivolgendosi in una modalità calibrata sulle caratteristiche dei singoli, perché è ciò che richiede la complessità clinica dei pazienti con problematiche neuromotorie.

Come spesso avviene, purtroppo, la difficoltà economica è uno scoglio importante in queste situazioni: proprio perché gli interventi specialistici richiedono una retribuzione adeguata e, per queste Persone, l’alternativa di “accontentarsi” di interventi generici e poco puntuali non può rappresentare un’alternativa valida.

 

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