1 milione di euro per i prodotti DOP e IGP del Lazio

Quanti sono i prodotti tipici del Lazio tutelati da marchi di qualità come la Denominazione di Origine Protetta (DOP) o l’Interesse Geografico Protetto (IGP)? Solo per questi due marchi europei,  se ne contano 26. Tra questi,  è IGP il pane casereccio di Genzano, la Porchetta di Ariccia ed è un prodotto DOP la Nocciola Romana. Sono ancora di più i vini DOC (Denominazione Origine Controllata) o DOCG (Denominazione Origine Controllata e Garantita). Per quest’ultima etichetta, sono 2 vini di Frascati a potersene fregiare: il Frascati Superiore e il Cannellino. Di Frosinone, invece, è il Cesanese del Piglio DOCG.

Queste etichette esistono per far sì che il cittadino sia sempre più garantito rispetto alla provenienza dei prodotti caratteristici della propria terra: tutelano da imitazioni, contraffazioni e obbligano i produttori aderenti a seguire rigorosamente il disciplinare di produzione relativo al prodotto tipico tutelato dal marchio.

Proprio per rafforzare la sicurezza alimentare a beneficio di tutti i cittadini e di informarli in maniera corretta riguardo al significato e all’importanza di acquistare prodotti di qualità,  la Regione Lazio ha deciso di destinare un milione di euro a favore di tutti quei produttori agricoli che, in forma singola o associata, aderiscono ad un regime di qualità italiano o europeo. Le risorse provengono dal Piano di Sviluppo Rurale del Lazio 2014-2020, che complessivamente mette a disposizione degli agricoltori del Lazio circa 780 milioni di euro.

Il contributo erogato, che riguarderà una spesa compresa tra i 30 e i 200mila euro Iva esclusa, andrà a coprire il 70% dei costi sostenuti per attività di informazione verso i consumatori sui processi produttivi e le tecniche agricole impiegate, sulle proprietà qualitative e nutrizionali dei prodotti di qualità venduti, per attività di pubblicità e comunicazione relativamente alle produzioni certificate di cui si vuole diffondere la conoscenza. L’importo coprirà inoltre i costi riguardanti la partecipazione a fiere o ad altre manifestazioni simili. Tra le spese non ammissibili, l’acquisto di beni strumentali o le spese di gestione ordinaria.

Potranno richiederlo entro il 15 marzo, i seguenti soggetti:

  • Consorzi o associazioni di produttori biologici;
  • Consorzi di tutela dei prodotti DOP, IGP e SGT (Specialità Geografica Tipica);
  • Associazioni di produttori di “Sistema di Qualità di Produzione Integrata (SNPQI);
  • Associazioni di produttori di “sistema di qualità nazionale zootecnia”;
  • Cooperative agricole e loro consorzi;
  • Organizzazioni di produttori e loro associazioni riconosciute.

Come accennato prima, il sostegno può essere richiesto anche a reti di impresa operanti nel settore agricolo già costituite o che debbano farlo, oppure ai soggetti sopra elencati riuniti in un’associazione temporanea di scopo (ATS). In quest’ultimo caso, l’ente capofila diventa il beneficiario formale del contributo, in quanto rappresentante del gruppo.

Nella domanda andranno descritte al dettaglio le attività di promozione e informazione previste, il relativo cronoprogramma, il quadro economico e finanziario inerente al fabbisogno finanziario previsto per le attività da realizzare e la rilevazione dei risultati conseguiti una volta terminate tutte le iniziative compiute.