Nei Castelli Romani l’inclusione sociale passa dal…giardino

Passaggio al Bosco è una cooperativa sociale costituita nel luglio 2016 che svolge la sua attività principalmente tra i comuni di Cecchina, Genzano e Castel Gandolfo. Partendo dalla analisi del fenomeno migratorio che sta interessando tutto il continente europeo negli ultimi tre anni e che ha indotto l’U.E. ad adottare una politica di ricollocamento dei migranti che purtroppo nella realtà dei fatti si è rivelata inefficace, nasce l’idea progettuale di “P.A.R.I. IN GIARDINO – (P.artecipazione A.ttiva dei R.ifugiati per l’I.nclusione IN GIARDINO)”. Un’iniziativa finanziata grazie al FONDO DI BENEFICENZA INTESA SAN PAOLO che punta a migliorare la qualità di vita dei migranti e favorire l’inclusione sociale di 40 richiedenti asilo dello SPRAR di Velletri attraverso l’ideazione e l’implementazione di un modello-pilota inclusivo, propedeutico all’inserimento lavorativo dei partecipanti, basato sull’acquisizione di competenze tecniche e sulla coltivazione partecipata e paritetica di un giardino aromatico.

Ponendo l’accento sia sull’importanza del lavoro quale fattore di inclusione sociale che sul tema dei diritti legati nello specifico alla legge contro il caporalato, si vuole progettare e coltivare in modo partecipato l’area verde interna allo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), piantumando di fatto un giardino aromatico; un progetto che mira a diventare un modello replicabile in numerose altre realtà della Regione Lazio e dell’intero Paese in cui ci sia uno SPRAR o un centro di prima accoglienza.

Attraverso le attività previste dal progetto, i partecipanti potranno non soltanto imparare tecniche di coltivazione e giardinaggio (competenze utilizzabili e spendibili nella ricerca di un lavoro nel campo agricolo), ma saranno coinvolti già nella fase della progettazione dell’area verde all’interno dello SPRAR, attraverso un confronto paritetico slegato dalla logica “datore-prestatore”; un tipo di approccio che nasce dalla sensibilizzazione ai temi del lavoro quale fattore di inclusione contro lo sfruttamento e il caporalato. Intervenire sulle possibili “vittime” di questo reato, rendendole consapevoli, è un’azione preventiva che può sottrarre dal mercato dello sfruttamento numerose risorse. Educare i migranti all’esistenza di diritti e doveri di un lavoratore può rappresentare un punto di partenza verso l’inclusione sociale di questi soggetti nel tessuto sociale e lavorativo del territorio di appartenenza.

 

http://www.sprar.it/