Pubblicato il dossier “Il budget oscuro tra cooperazione e migrazione”

Era molto attesa la pubblicazione dei risultati dell’analisi sull’utilizzo dei fondi destinati dall’Italia all’aiuto pubblico realizzato da Openpolis in collaborazione con Oxfam Italia e, alla luce dei numeri evidenziati, certamente se ne parlerà a lungo. Dallo studio, reso ancora più interessante in questa seconda edizione dall’incrocio delle cifre dell’aiuto pubblico allo sviluppo con quelle relative all’emergenza migranti, emerge subito chiaramene che una fetta sempre crescente di “aps” resta proprio nei paesi “ricchi”, utilizzata quindi per gestire l’accoglienza dei rifugiati invece che per rilanciare l’economia dei paesi poveri.

 

Se da un lato la spesa dell’aps aumenta rispetto al 2015 del 5% (per quanto riguarda l’Italia l’aumento è del 13%), il boom di sbarchi con i quali l’Europa ha dovuto fare i conti ha fatto crescere in maniera esponenziale la cifra che invece di raggiungere i paesi in via di sviluppo è rimasta fatalmente nei paesi più ricchi. L’Europa ha speso circa 8,5miliardi di euro per i paesi chiamati LDCS (least developed countries), con una contrazione di 1,2 miliardi nel periodo 2011-2016.

 

Ponendo la nostra attenzione solo sull’Italia ci si rende conto della portata di questa contrazione, con i fondi destinati ai paesi “ldcs” che fa segnare un desolante -71%, con la spesa destinata ai rifugiati cresciuta invece in soli 12 mesi del 63% toccando quota 1,5 miliardi di euro, una spesa che è andata ad erodere il 35% del totale dei soldi destinati inizialmente agli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Nello stesso periodo di riferimento (2011-2016) la spesa in Europa per l’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo è schizzata da 9,2 a 20,8 miliardi.

 

Emblematico l’esempio del cosiddetto “fondo Africa”, per il quale nel 2017 erano stati stanziati 200 milioni di euro. Al Niger va la fetta più grande col 48% del totale, seguito dalla Libia col 29%. Un fatto preoccupante è ben 60 milioni sono “spariti” dai radar visto che solo 140 milioni sono stati rendicontati e, cosa forse ancora più grave, una parte dei fondi potrebbe essere stata spesa per interventi militari (vengono segnalati 12 milioni di euro dati alla Tunisia per manutenzione di motovedette, formazione della polizia di frontiera, rimpatri celeri).