Astorre, “E’ stata la legislatura dei diritti. Per la Regione Lazio con Zingaretti solo i profili migliori”

Abbiamo il piacere di incontrare il senatore del Partito Democratico Bruno Astorre, autorevole referente sovracomunale e punto di riferimento per tutto il territorio dei Castelli Romani al quale storicamente riserva attenzione e presenza costanti.

 

Buongiorno Senatore, siamo giunti praticamente al termine del mandato iniziato nel 2013, un quinquennio certamente non semplice per l’Italia e per il Partito Democratico. A pochi mesi dalle nuove elezioni politiche che si terranno presumibilmente a Marzo, quali scenari si aprono e cosa dobbiamo aspettarci per l’Italia?

 

Siamo giunti alla fine di questi cinque anni, faticosi ed entusiasmanti, e sicuramente il mondo che abbiamo oggi davanti agli occhi è molto diverso da quello del 2013. Gli indicatori ci dicono che stiamo uscendo, seppur lentamente, dalla crisi anche se poi questo non è percepito da tutti i cittadini. Inoltre, in tutto il mondo, si sta facendo avanti un vento “di destra”, populista e conservatore, che affonda le sue radici nei due sentimenti più diffusi in questo momento, ovvero la rabbia e la paura. Sarebbe sciocco pensare che l’Italia sia immune a questo vento e a questi sentimenti.

 

Nonostante nel 2013 le elezioni vi avessero consegnato almeno al Senato una maggioranza tutta da verificare, sono stati diversi i provvedimenti che siete riusciti a portare a casa. La legge sul caporalato, il “Dopo di noi”, le unioni civili, il reddito di inclusione, la legge sul biotestamento solo per citare quelli mediaticamente più rilevanti. Sono provvedimenti che raccontano di un Paese che cambia, un’Italia nuova che si mette al passo delle altre potenze europee ed internazionali sul tema dei diritti. Come si spiega allora le divisioni nate all’interno del Partito Democratico culminate con la scissione di qualche mese fa e, domanda più personale, a quale provvedimento si sente più legato?

 

È stata una legislatura dei diritti, su questo non c’è dubbio. Possiamo certamente dire dopo 5 anni di avere un Paese più giusto. Sicuramente si poteva fare di più, ma nelle condizioni date credo che abbiamo fatto un buon lavoro. La scissione del Partito non dipende dall’attuazione o meno di determinati provvedimenti, ma da personalismi di piccolo cabotaggio, dal senso di rivalsa di chi non ha mai riconosciuto Matteo Renzi come segretario del Partito. E di fronte ai rancori personali nessun ragionamento di buon senso riesce ad avere la meglio. Personalmente sono molto legato alla legge sul Dopo di noi, che permette ai ragazzi disabili di poter condurre una vita dignitosa anche dopo la scomparsa dei genitori e a questi ultimi di vivere più serenamente sapendo che i loro figli non saranno mai soli.

 

Per Lei che da sempre ha congiunto la sua attività politica al territorio dal quale proviene, cosa rappresenta la legge sui piccoli comuni?

 

Una legge importantissima per il nostro Paese, che è costituito per circa il 70% da comuni sotto i 5mila abitanti. Faccio parlare i numeri per dare l’immagine concreta di questo patrimonio: sono piccoli comuni il 73% dei Borghi più belli d’Italia, il 94% dei piccoli comuni ha almeno un prodotto DOP o IGP e nel 79% dei piccoli comuni vengono prodotti i vini più pregiati. Sono solo degli esempi per far capire la grande importanza che queste realtà rivestono per il nostro Paese. La legge prevede uno stanziamento complessivo di 100 milioni di euro fino al 2023 per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni per favorire la residenza e incentivare il turismo attraverso, tra l’altro, il sostegno alle attività produttive, con attenzione ai servizi essenziali, e la valorizzazione dei beni architettonici, culturali e paesaggistici del territorio. Una realtà viva e fondamentale per l’Italia, per la sua economia e per la sua tradizione: è doveroso, da parte di chi governa, favorirne lo sviluppo sociale, culturale, economico e ambientale.

 

Le destre in tutta Europa sembrano essere ritornate in auge e l’Italia non è immune a questa deriva. Prima Casapound a Ostia, poi gli ottimi risultati ottenuti dal blocco studentesco alle elezioni negli istituti scolastici di tutta Italia sono sintomi di un malessere che monta soprattutto tra i più giovani. Che opinione si è fatto rispetto a questa situazione e quale la sua ricetta per arginare un fenomeno tanto pericoloso?

 

Come avete giustamente sottolineato, il vento di destra soffia a livello mondiale, alimentato dalla rabbia e dalla paura. L’Italia non può sentirsi immune da tutto questo e gli ultimi fatti, dalle elezioni di Ostia agli avvenimenti negli istituti scolastici, ci restituiscono un quadro inquietante anche per il nostro Paese che pur ha provato sulla propria pelle gli orrori della dittatura fascista e delle leggi razziali. Possiamo arginare questo fenomeno solo con la credibilità. Dobbiamo essere credibili nelle cose che diciamo e che facciamo: dare speranza e dare prospettive. Solo immaginando e costruendo un futuro più giusto possiamo chiudere le porte al populismo e alla destra, che in un momento di incertezza come quello che stiamo vivendo trovano, invece, terreno fertile per alimentarsi.

 

Capitolo “fake news”. In tanti ormai hanno compreso il modus operandi col quale Movimento5stelle e Lega Nord tramite la loro capillare rete di comunicazione sui social alimentano il proprio consenso. Come può il Partito Democratico non soltanto porre un argine ma anche rispondere qualitativamente in termini di organizzazione del proprio dipartimento comunicazione? Tra l’altro Lei è stato tra i primi esponenti del PD che ha mostrato attenzione a questo nuovo modo di approcciarsi agli elettori organizzando un appuntamento settimanale (#BrunoTiInforma N.D.I) in diretta sul proprio profilo Facebook che ha da subito ottenuto ottimi riscontri in termini di visualizzazione ed interazioni con le persone.

 

Le fake news sono un problema serio, spesso sottovalutato, ma che, invece, ha ripercussioni enormi sulla vita di tutti i giorni, non solo sulla politica. Basti pensare alla vicenda dei vaccini: i siti di dubbia provenienza che promuovono bufale sulle conseguenze dannose dei vaccini sono di gran lunga più visitati dei siti scientifici che, invece, danno spiegazioni sostenute da ricerche e studi sull’efficacia e la bontà della prevenzione vaccinale. E questo perché i social network hanno introdotto una vera e propria rivoluzione culturale, con una “democraticizzazione” verso il basso delle informazioni. Chiunque può affermare qualsiasi cosa e trova nel web una platea disposta ad ascoltarlo e a prendere per buone le sue affermazioni. Se a questo si unisce una continua delegittimazione delle istituzioni e delle “autorità” (Parlamento, Governo, Scuola, Forze dell’Ordine ecc…) ecco che il gioco è fatto: niente è più credibile e le fake news hanno una prateria nella quale diffondersi. Come combattere questo fenomeno? Ci si sta provando anche per via parlamentare ma è un percorso complesso. Ci vogliono sicuramente maggiori controlli e anche sanzioni severe per chi pubblica notizie senza averne prima accertato la veridicità.

 

A chiudere una riflessione sulle elezioni regionali e sulla ricandidatura di Nicola Zingaretti.

 

Nicola Zingaretti è la miglior candidatura che il centrosinistra potesse mettere in campo, non solo per il buon lavoro svolto in questi anni alla guida della Regione Lazio ma anche per la sua capacità di costruire una coalizione ampia e inclusiva. Non saranno elezioni semplici, anche per questo il partito ha chiesto alle sue migliori energie un impegno in prima persona in questa competizione elettorale: saranno, infatti, candidati oltre il Presidente del Consiglio regionale Daniele Leodori e altri consiglieri uscenti, anche alcuni ex parlamentari e dal Comune di Roma ha dato la propria disponibilità anche la capogruppo Michela Di Biase. Insomma, ci sono tutte le carte in regola per vincere questa sfida e arrivare dove nessuno è mai arrivato: governare la Regione per 10 anni. Nicola e il centrosinistra unito ce la possono fare!

 

Grazie al Senatore del Partito Democratico Bruno Astorre.