Allarme povertà a Roma

Il 19 dicembre è stata la Giornata mondiale dei Poveri indetta da Papa Francesco al termine del Giubileo della Misericordia per celebrare gli ultimi e gli emarginati dalla società attuale, spesso indifferente verso tante situazioni difficili e drammatiche.

Roma, secondo il Rapporto sulla povertà presentato lo scorso 11 novembre dalla Caritas capitolina, presenta al suo interno situazioni gravissime di disagio economico e sociale, forse solo percepite ma che invece meriterebbero maggiore attenzione per i dati rilevati. Un disagio che è minore nei municipi centrali romani (il I e il II) ma che cresce andando verso le periferie, toccando il suo punto massimo nel VI Municipio.

È diffusa la schiera di senzatetto presenti a Roma (stime attendibili parlano di oltre 14mila persone), stanno aumentando i cosiddetti “nuovi poveri”, ossia coloro che pagano un affitto, hanno un’occupazione o l’hanno avuta in passato, ma che ora non sanno di cosa vivere: tale categoria non è solo propria delle aree più distanti dal centro o delle classi sociali meno abbienti. Infatti essa sta emergendo anche nella “classe media”, a causa di servizi pubblici sociali insufficienti e la riduzione della spesa sociale nei Municipi. Non venendo assorbita la domanda di servizi sociali, la spesa ricade tutta sulle famiglie.

Un altro dato su cui riflettere riguarda la situazione degli anziani nella Capitale: il rapporto Caritas descrive Roma come “una città di anziani ma non per anziani”. Infatti, il 22% della popolazione cittadina è composta da persone over 65, in alcuni municipi la percentuale raggiunge il 43%. Lo studio elaborato da Caritas rivela che circa il 30% degli anziani a Roma è a rischio povertà. Inoltre, cresce il fenomeno di “barbonismo domestico”, con il quale si indica la situazione di persone anziane che vivono isolate nelle loro stesse case, in cattive condizioni igieniche e spesso con problemi di salute mentale.

Sotto la lente d’ingrandimento della Caritas finisce anche un tema importante come la mancanza del lavoro: in dieci anni il tasso di disoccupazione a Roma è salito dal 7,2 al 9,8% e la disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) è del 40,2%. Nei cantieri e nell’edilizia – quest’ultimo uno dei comparti trainanti dell’economia capitolina – dal 2008 ad oggi sono stati persi circa 35mila posti di lavoro regolari. Fiorisce il lavoro nero, con 308mila lavoratori irregolari nel settore terziario: come specificato dal rapporto, “si tratta di persone che hanno un lavoro così poco garantito da poterle annoverare tra i poveri”.

A destare grande preoccupazione, inoltre, è la grande percentuale di giovani tra i 15 e i 29 anni senza un impiego né un percorso di formazione (i cosiddetti NEET, acronimo di Not in Education, Employment or Training): nel 2016 erano il 22,5% del totale.

Un altro tema caldo è quello dell’emergenza abitativa a Roma, che dai dati elaborati da Caritas interessa oltre 30.000 famiglie. L’ente no profit denuncia la mancanza di un’offerta di alloggi con affitto agevolato, ben al di sotto della media europea. A rendere il quadro ancora più drammatico, si aggiunge il problema  degli sfratti, che a Roma ha proporzioni quasi doppie rispetto alla media nazionale: nella Capitale si registra uno sfratto per morosità ogni 279 abitanti, contro uno ogni 419 del resto della penisola. Nel solo 2016, sono state sfrattate 3.215 famiglie con l’intervento della forza pubblica. Questo in una città che vive la contraddizione di avere 130mila case sfitte, per lo più figlie della “bolla” immobiliare degli anni recenti.

Sul versante dei flussi migratori e l’integrazione, i dati dimostrano come l’incidenza della popolazione straniera sul totale dei residenti nella provincia di Roma è del 12,5%, un valore inferiore rispetto alle province di Milano e di Firenze (rispettivamente il 13,9 e il 12,8%).

Per quel che concerne i minori stranieri, il multiculturalismo è un dato di fatto negli istituti scolastici italiani: nel 2005 il rapporto stranieri/italiani a scuola era dello 0,56%, contro il 9,23% attuale.

A proposito di minori, quelli non accompagnati sbarcati sulle nostre coste a fine luglio 2017 risultavano essere oltre 12mila: molti di questi, denuncia la Caritas, sono attirati dalle possibilità lavorative che ci sono a Roma e vengono qui sfruttati per lavori pesanti e senza orari determinati, dopo aver subìto spesso traumi come la separazione dai genitori, torture e abusi. Per reggere la fatica, i ragazzi utilizzano oppiacei per attenuare i dolori da affaticamento.

A Roma si registra anche un aumento delle dipendenze, non solo da sostanze stupefacenti e da alcolici. A dicembre 2016, le strutture pubbliche avevano preso in carico 6.785 utenti per uso di stupefacenti e quasi 1.000 per alcool. Sono per la maggior parte italiani, uomini, con la licenza media inferiore come titolo di studio e di oltre 40 anni.

Crescono anche le patologie derivanti dal gioco d’azzardo: a Roma i pazienti in cura per disturbi legati al gioco d’azzardo compulsivo sono 265, con un identikit simile a quello relativo alle persone dipendenti da alcool o droga. Tuttavia, l’età della prima “giocata” avviene tra i giovani tra i 20 e i 24 anni, mentre il 50% degli studenti tra i 14 e i 19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta. Non stupisce, se – come fa notare il rapporto Caritas –  il 44% dei ragazzi a Roma abita o frequenta una scuola nelle vicinanze di un luogo dove si può giocare.

La responsabile del Centro Studi Caritas, tra le principali curatrici del Rapporto “La povertà a Roma: un punto di vista”, ha invitato tutte le istituzioni a fare qualcosa per coloro che più ne hanno bisogno: “Bisogna che la politica si renda conto veramente che per far risalire e far crescere di nuovo il Paese e farlo andare verso la direzione dello sviluppo è necessario avere cura dei più deboli, degli ultimi. Questa è la filosofia che muove la Caritas ma questo è o dovrebbe essere la filosofia che muove anche le istituzioni, perché un Paese che consente che ci siano persone che siano emarginate completamente è un Paese che non può dirsi veramente democratico”.