Stupri e illegalità, il piano-rom della Raggi è già un fallimento

La notizia dello stupro di due ragazze romane di 14 anni avvenuto lo scorso 10 maggio in un’area verde abbandonata vicino via Collatina, per il quale sono stati tratti in arresto due rom di origine bosniaca “residenti” nel campo di via di Salone, ha nuovamente acceso i riflettori sulla gravissima situazione dei campi nomadi a Roma e sulle misure che l’amministrazione Raggi aveva deciso di mettere in atto per agevolarne il definitivo smantellamento. La vicenda della chiusura dei campi rom (o superamento degli stessi per usare un termine “politically correct) rischia di trasformarsi in una caporetto per la Giunta Raggi dopo gli ultimi risultati certamente non lusinghieri ottenuti dalla amministrazione capitolina sul tema. Procediamo per gradi e torniamo per un attimo al 31 maggio 2017; la Sindaca e l’assessore Laura Baldassarre presentano il crono programma che porterà al superamento dei primi due campi rom tra quelli presenti sul territorio del comune di Roma; vengono scelti quello de “La Barbuta” al confine tra Ciampino e Roma e quello della “Monachina”. Durante la conferenza stampa la sindaca usando toni trionfalistici spiegò ai presenti che lo storico risultato sarebbe stato portato a casa senza chiedere nemmeno un euro ai romani dato che i 3,8 milioni necessari all’intervento erano stati coperti da fondi comunitari. Passano circa due mesi ed il bando per l’affidamento delle procedure necessarie alla chiusura dei campi rom viene pubblicato online, con i 3,8 milioni di euro divisi in due diversi lotti. Per la chiusura della Barbuta vengono stanziati 1,57 milioni mentre per la Monachina 698mila euro. La cifra rimanente, circa un milione e mezzo di euro, rimane a disposizione per essere impiegata nella cosiddetta “inclusione abitativa e lavorativa”; detto in parole povere il vincitore del bando si sarebbe dovuto occupare di stilare una graduatoria di aventi diritto ordinati sulla base di alcuni parametri (redditi dichiarati, figli a carico ecc) per poi girarla al Comune che a sua volta avrebbe garantito ai destinatari dell’intervento fino a un massimo di 800 euro al mese per due anni per pagare gli affitti a tutti coloro i quali avessero acconsentito di lasciare il campo. Era previsto anche un contributo di 5mila euro da riconoscere “una tantum” per incentivare l’avvio di nuove realtà imprenditoriali. A questo punto iniziano i guai per la Sindaca visto che ai dubbi sulla bontà dell’intervento si aggiunge subito un ostacolo più propriamente “operativo”. Nel bando infatti non viene fatta menzione del campo che almeno in teoria avrebbe dovuto essere smantellato per primo, il “Camping River”, sulla via Tiberina. L’insediamento gestito dalla coop Isola Verde doveva chiudere il 30 giugno ma in seguito ad una delibera firmata dalla stessa sindaca Raggi aveva visto prorogare la sua “attività” fino al 30 settembre scorso, data che l’assessore Baldassarre aveva assicurato sarebbe stata rispettata. I fatti però, come spesso accade, sono qualcosa di estremamente diverso dai proclami ed infatti il 30 settembre il “Camping River” non solo non chiude, ma diventa una vera e propria “bomba igienico-saniataria” pronta ad esplodere. La data nella quale scade la proroga voluta dalla Sindaca sancisce anche la fine della convenzione tra Comune e Cooperativa Isola Verde (erogatore dei servizi primari e affittuaria del terreno) quindi da una parte il Comune ha smesso di pagare e dall’altro la coop ha smesso di erogare i servizi per i quali non viene più pagata; peccato che in mezzo si trovano i circa 400 abitanti dell’insediamento che di fatto non sono mai andati via come annunciato e che tra acque putride e con le utenze staccate vengono salvati solo dall’intervento delle autobotti della Protezione Civile.

La situazione diventa paradossale qualche giorno fa quando la sindaca Raggi emette un’ordinanza nella quale dichiara: “Le condizioni igienico sanitarie rilevate, in seguito a un sopralluogo effettuato dal Simu e dalla Asl Rm1, rischiano di pregiudicare gravemente lo stato di salubrità dell’area”. Il provvedimento si è reso necessario perché alcuni nuclei familiari continuano a permanere nell’area senza alcun titolo e con tolleranza da parte della cooperativa” e ancora : E’ responsabilità del titolare degli impianti garantire il mantenimento delle condizioni igienico-sanitarie, la manutenzione e la vigilanza sugli impianti stessi – si legge nel dispositivo – così come previsto dall’art. 124 del d.lgs 3 aprile 2006 n.152 finché permarranno le condizioni di occupazione dell’area in parola. Insomma il Comune di Roma annuncia la chiusura di un campo rom per il 30 settembre, da quel momento non paga più chi forniva i servizi nello stesso campo e una volta appurato che le misure previste per chiudere l’insediamento non sono efficaci afferma che la colpa è della stessa cooperativa che tra l’altro vanta un credito di oltre 200mila euro verso il Comune.

 

 

Come se non bastassero tutte le vicissitudini che abbiamo appena raccontato, all’apertura delle buste per il tanto celebrato bando da 3,8 milioni di euro del quale abbiamo parlato all’inizio, un’altra doccia fredda ha investito Sindaca e Giunta: la gara per la chiusura del campo “La Monachina” è andata deserta mentre per la Barbuta si è presentata solo la Croce Rossa. Ciò significa che solo per un insediamento potrà partire la procedura di smantellamento mentre il futuro della Monachina appare sempre meno definito, così come tutto il crono programma della Giunta. La sequenza infinita di problemi viene così rappresentata dal comunicato dell’associazione 21 luglio: “La Croce Rossa Italiana è un’organizzazione che lavora in contesti emergenziali e la notizia che debba gestire il delicato processo dell’inclusione dei rom nell’insediamento La Barbuta appare un segnale preoccupante e fortemente contraddittorio che indica come, ancora una volta, potrebbe essere la sicurezza il modello sotteso alle azioni istituzionali”. I fatti ci dicono due cose: il Piano rom della Giunta Raggi è stato sino ad ora un fallimento, e giace ancora in Campidoglio la Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi rom presentata dal Comitato Accogliamoci e sottoscritta da più di 6.000 cittadini romani. La delibera era stata portata nell’aula del Consiglio Comunale per la sua discussione il 30 marzo 2017“.