Elezioni regionali 2018, il centro destra ancora senza candidato

Manca ancora la data delle elezioni (presumibilmente a Marzo) ma il quadro politico regionale è in via di definizione così come i volti dei protagonisti degli schieramenti in campo che, non senza difficoltà, cercano di trovare la quadratura del cerchio. Va subito detto che per una volta il Partito Democratico è stato il più lesto a scattare dai blocchi di partenza, infatti insieme alla coalizione di centro sinistra con la quale ha governato la Regione in questa ultima legislatura ha da subito espresso in maniera compatta l’auspicio che il Governatore uscente Nicola Zingaretti sciogliesse le sue riserve e si ricandidasse. Alla Pisana in molti riconoscono a Zingaretti la capacità di trovare quella sintesi politica tra il Pd e la sinistra che sul piano nazionale sembra una chimera e che invece nel Lazio ha rappresentato un laboratorio politico che ha funzionato per 5 anni; la fondatezza di questo ragionamento non ha tardato ad arrivare visto che non appena il Presidente uscente ha annunciato la sua disponibilità ad una ricandidatura è subito balzato in testa ai sondaggi di gradimento da parte degli elettori. Il 36% dei consensi del quale viene accreditato dalla rilevazione dell’istituto Izi pone Zingaretti in pole position per quella che sarebbe una rielezione per certi versi storica (mai la Regione Lazio ha avuto per due mandati lo stesso Presidente) seguito a distanza dalla candidata del Movimento 5 stelle e attualmente deputata, Roberta Lombardi con il 28,2% dei voti. Le “regionarie” a cinque stelle per scegliere il candidato del movimento hanno, come spesso accade, scatenato l’ennesima resa dei conti interna al Movimento combattuta a colpi di mail riservate e post al veleno con protagonisti gli appartenenti a questa e quella fronda. Alla fine l’ha spuntata la “nemica giurata” del Sindaco di Roma Virginia Raggi che per poche decine di voti ha prevalso nei confronti di Davide Barillari, consigliere regionale ed ex candidato Presidente alle scorse regionali. Ancora una volta sono emerse delle evidenti crepe tutte interne ad un Movimento che ogni volta che è chiamato a scegliere i propri leader sembra dare il peggio di sè regalando spettacoli davvero poco edificanti che cozzano con quei valori (onestà, trasparenza) tanto sbandierati e troppo spesso accantonati nei momenti topici. I sondaggi dicevamo, ebbene tra i due “litiganti” (Centrosinistra e M5S) si va delineando sempre più nitida la figura di Sergio Pirozzi. Il Sindaco di Amatrice da qualche mese sembra essere il nome più accreditato nel centrodestra per tentare la scalata alla Regione. Il condizionale è d’obbligo però, visto che sul suo nome non sembra esserci unanimità di consenso. I primi a saltare sul carro di Pirozzi sono stati Storace e Salvini che in più di una occasione hanno speso parole al miele nei confronti del Sindaco-allenatore, diventato il simbolo della sofferenza delle popolazioni colpite dal tremendo sisma dello scorso anno. Sembra però che proprio dentro “casa sua” (Pirozzi ha sempre fatto parte di Fratelli D’Italia) sia Giorgia Meloni a nutrire le maggiori perplessità sulla figura del Sindaco, irritata dall’atteggiamento frettoloso del primo cittadino, poco avvezzo a rispettare i tempi della politica e per questo considerato poco affidabile e troppo umorale per essere un candidato realmente spendibile. Berlusconi e Forza Italia fino ad ora sembrano nicchiare sul da farsi ma se il centrodestra vuole giocare al meglio le proprie carte occorre fare chiarezza subito per due motivi; aspettare troppo tempo concederebbe un vantaggio difficilmente colmabile a Zingaretti anche in virtù della nuova legge elettorale regionale appena votata che promette di aumentare il consenso per la compagine guidata dal governatore grazie ad una serie di modifiche (ABOLIZIONE DEL LISTINO BLOCCATO, INTRODUZIONE DELLA DOPPIA PREFERENZA DI GENERE) promesse durante la scorsa campagna elettorale e puntualmente portate a casa dalla maggioranza. Il secondo motivo è che presentarsi divisi vorrebbe dire garanzia di sconfitta, basti pensare alle ultime amministrative al Comune di Roma di poco più di un anno fa che videro proprio Giorgia Meloni esclusa dal ballottaggio per una manciata di voti in favore di Roberto Giachetti dopo una campagna elettorale al massacro nella quale regnò il caos tra le file del cdx (la vicenda Bertolaso, le primarie di Salvini, Forza Italia che alla fine appoggiò Marchini). Insomma, il 29,2% degli intervistati che ha espresso il proprio gradimento per l’ipotetica candidatura di Sergio Pirozzi alla guida di un cdx unito sembra considerare il politico con la felpa l’unica via percorribile per contrastare la rielezione di Zingaretti; ma occorre fare presto, la data delle elezioni ancora non c’è ma la partita è già cominciata da un pezzo.