Mense scolastiche: si cambia a Roma dopo il 2020?

Si avvicina all’Aula Giulio Cesare il dibattito attorno alla decisione intrapresa dall’attuale amministrazione capitolina di togliere dal 2020 alle scuole dell’Infanzia comunali e statali, primarie e secondarie di I grado (ossia asili, elementari e medie) la possibilità di gestire con propri bandi di gara il servizio mensa.

Infatti, la scorsa settimana è iniziata la discussione presso la Commissione Scuola del Comune di Roma del regolamento riguardante la refezione scolastica, sulla base della delibera n.20 approvata in Campidoglio nel maggio di quest’anno.

La delibera, approvata dalla maggioranza pentastellata, ricorda come ci siano due modalità di gestione del servizio di mensa scolastica: quella centralizzata e quella autogestita dai singoli istituti. Nel primo caso, è il Comune a indire il bando di gara per tutti gli istituti presenti sul territorio di Roma Capitale mentre nel secondo sono le scuole stesse a fare da stazione appaltante.

Al fine di compiere una spending review sui costi che ha per l’Amministrazione il servizio di refezione scolastica, la maggioranza grillina ha deciso con tale delibera di togliere agli istituti la possibilità di gestirsi da sé questo servizio, in quanto centralizzare la gestione, è scritto sul documento approvato, “comporterebbe rilevanti vantaggi in termini di omogenizzazione del servizio reso e di risparmi derivanti sia dalle economie di scala, sia dalla riduzione dei costi amministrativi conseguibile per effetto della gestione unitaria del contratto di ristorazione”.

A giustificare tale decisione dell’attuale Amministrazione, il fatto che già nel 2014 nel “Piano Triennale di riequilibrio finanziario” era prevista la possibilità di eliminare o ridurre il servizio in autogestione in ragione di una razionalizzazione delle spese nel medio/lungo periodo.

Questa deliberazione è stata oggetto di critiche e di opinioni apertamente contrarie da parte di dirigenti scolastici, genitori e degli amministratori del I e del II Municipio. Questi ultimi hanno dato parere negativo alla delibera così come poi è stata votata lo scorso maggio. L’ASAL (Associazione Scuole Autonome Lazio, che riunisce i 250 istituzioni scolastiche del Lazio, ndr) in un comunicato a firma del Presidente Andrea Caroni ha annunciato la propria contrarietà al provvedimento ricordando come attraverso il servizio autogestito delle mense scolastiche si è potuto “garantire un maggiore e più diretto controllo sul servizio, e quindi la sua migliore qualità”.

Oltre ad un discorso qualitativo, i motivi di dissenso sono anche economici. Come infatti afferma l’ASAL e le Amministrazioni del I e del II Municipio, i genitori degli studenti pagano la mensa in base al loro ISEE di riferimento, non in base alle presenze a scuola dei propri figli. L’azienda che offre il servizio, invece, viene pagata in base ai pasti erogati. Ciò determina, quindi, degli avanzi (altrimenti detti “residui attivi”): secondo Jacopo Scatà, Consigliere e Presidente della Commissione Scuola del I Municipio, “con l’appalto centralizzato del Comune questi residui finirebbero per coprire buchi di bilancio, mentre con le mense autogestite rimarrebbero agli istituti, che potrebbero utilizzarli per effettuare riparazioni all’interno della scuola o per progetti educativi”.

Un altro tema che favorirebbe il ritorno alla gestione centralizzata del servizio di refezione scolastica riguarda il controllo dei pagamenti delle rette: in molti istituti infatti non ci sarebbe abbastanza personale per controllare le eventuali morosità da parte dei genitori degli studenti.

La scuola che appalta la mensa a una ditta funge da stazione appaltante e quindi svolge tutto il ruolo” spiega Scatà a Centoventuno.it. “Svolge anche quello di soggetto addetto al recupero delle morosità nei confronti delle famiglie che non pagano il servizio usufruito dal figlio. Ovviamente la scuola, a livello amministrativo, è composta da 2-3 persone, ma ci sono istituti che hanno anche fino a 1.000 iscritti tra adolescenti e bambini. Diventa quindi gravoso mandare anche solo 2-300 raccomandate, si rischia di bloccare l’efficienza della scuola stessa.

Una soluzione a questo problema la stava sperimentando il I Municipio da inizio anno: “E’ stata stipulata e promossa per le scuole del nostro territorio una convenzione con l’ex Equitalia e gli istituti comprensivi, nella quale l’agenzia di riscossione in pratica è subentrata alle scuole nel recupero delle morosità. Tutto il lavoro lo svolge l’ex Equitalia, che poi versa alla scuola quanto doveva recuperare e si tiene per sé gli interessi e le spese di recupero. Dagli ultimi dati in nostro possesso, dei 12 istituti comprensivi che hanno la mensa autogestita, ci risulta che in 6 mesi le scuole hanno avuto un recupero di oltre l’80% delle somme a loro spettanti. Parliamo di migliaia di euro che vanno nelle casse della scuola per progetti formativi o di edilizia scolastica.” ricorda il consigliere PD del I Municipio.

L’idea proposta dalla Giunta presieduta da Sabrina Alfonsi alla minoranza grillina in Consiglio municipale (ma maggioranza in Campidoglio) è di fare in modo di replicare questo modello di convenzione a tutte le scuole con le mense autogestite di Roma per i prossimi due anni “per far vedere che questa convenzione funzionerebbe non solo in I Municipio ma in tutta la città e che le mense autogestite vanno mantenute”.

Ad opporsi a questa novità anche tre genitori di tre plessi scolastici diversi, che hanno deciso di ricorrere al TAR: per loro questo provvedimento lede l’autonomia scolastica degli istituti e non porterà risparmi per il Comune. Se il Tribunale Amministrativo Regionale dovesse dar loro ragione, la delibera (e il relativo regolamento sulla refezione scolastica) verrebbe annullato, con la conseguenza che dopo il 2020 gli istituti potranno continuare ad indire propri bandi di gara per le mense scolastiche.