Una foto all’Italia digitale che verrà

L’Italia Digitale: semplificazione, partecipazione, occupazione”: questo il titolo del convegno che si è tenuto a Roma lo scorso 14 settembre, nel quale si è scattata una “fotografia” del Paese in merito alle nuove sfide che attendono la Pubblica Amministrazione e le Pmi riguardo all’innovazione. 

Ad organizzarlo è la Dedem, in occasione del suo 55° compleanno: fondata nel 1962 a Roma, è azienda leader nel settore della fabbricazione e la gestione delle macchine automatiche per fototessere. Oggi ha 500 dipendenti (la maggior parte dei quali lavora nel Lazio, ad Ariccia), con una presenza importante in Spagna, Turchia, Israele e Romania.

È stato un appuntamento in cui, oltre a festeggiare l’azienda laziale, sono stati invitati politici di entrambi gli schieramenti, imprenditori e membri influenti della società civile, al fine di capire in che direzione possono andare le Pmi italiane e ragionare sulle loro future prospettive in tempi non ancora rosei come quelli attuali. 

Il Capogruppo PD nella Commissione Esteri del Senato Giancarlo Sangalli, è intervenuto sottolineando come il “Made in Italy”  non sia solo food, fashion e cultura ma anche “elettronica, meccanica. cantieristica, aerospaziale, ingegneria, robotica, chimica. È una forza che consente di sedere tra le grandi potenze mondiali pur essendo un Paese di dimensioni non grandissime. Il primo dovere della politica è esserne consapevole”.

Riguardo all’importanza dei nostri prodotti, il senatore Quagliariello ha ricordato come il “Made in Italy” sia “un valore aggiunto di fantasia, inventiva e unicità”. Proprio per la sua centralità nell’ambito della piccola e media impresa, per il Presidente della Fondazione Magna Carta diventa essenziale sfruttare la ricerca dell’innovazione permanente non solo per sopravvivere sul mercato, ma anche per attaccare e sfidare i competitor europei in un contesto globalizzato. “Ciò pone dei problemi in particolare al Sud Italia, dove le piccole imprese non riescono a compiere il salto verso una dimensione media e sono penalizzate per la rete digitale, insufficiente per ricezione e servizi”.  

Un tema del convegno è stato quello dell’identificazione digitale: il sottosegretario di Stato alla Difesa Domenico Rossi ha parlato di sicurezza in relazione “allo scambio di informazioni sicure e certificate”, alla cui base ci sono proprio i concetti di “identità” e di “identificazione digitale”. Il Sottosegretario ha inoltre sottolineato come ci siano in Italia tante “nicchie di eccellenza” nel campo della sicurezza, per cui è “necessario investire continuamente in competenze e nell’aggiornamento del know-how, puntando su giovani e formazione

Sugli investimenti necessari nel comparto digitale si è soffermata anche  la senatrice Cinzia Bonfrisco di “Federazione della Libertà”: “Dobbiamo aiutare le imprese a sfruttare le nuove opportunità date dalla cosiddetta Industria 4.0 per aiutarle nell’innovazione e nel miglioramento dei processi industriali. La ripresa degli investimenti pubblici nell’infrastrutturazione digitale è un segno incoraggiante e l’impegno di Cassa Depositi e prestiti non potrà che ridare la linfa necessaria al recupero di quel digital divide che ci separa dagli altri Paesi”.

Riccardo Rizzi, CEO di Dedem

A margine del convegno “Centoventuno.it” ha avuto modo di intervistare il CEO del Gruppo Dedem, Riccardo Rizzi, per approfondire il punto di vista dell’azienda in merito alle tematiche affrontate dagli ospiti e per accendere i fari  su una realtà produttiva importante dell’area metropolitana di Roma, una delle poche che in questi anni non ha delocalizzato e che ha saputo aumentare il proprio fatturato dai circa 49 milioni del 2011 ai 64 del 2016, aprendosi anche a mercati stranieri. 

Dottor Rizzi, la Dedem come ha affrontato e come sta affrontando oggi la crisi di questi anni?

L’unico momento di crisi che abbiamo avuto veramente forte è stato nel 2008 quando la validità delle carte d’identità è passata da 5 a 10 anni. Per il resto abbiamo sempre superato tutti i momenti di difficoltà investendo in nuovi prodotti, in nuova tecnologia, cercando di rimanere sul mercato con il miglior prodotto possibile per quello che è il nostro core business che è la fototesssera. Oggi le macchine fototessera sembrano uguali a quelle di tanti anni fa, ma in realtà sono una cosa completamente diversa: le macchine prima erano chimiche, poi sono diventate analogiche e infine digitali. Oggi la cabina per fototessere è in realtà un vero e proprio computer, ha tanto software, che rende la macchina efficiente e controllata. Tutte le macchine sono telecontrollate da remoto, si può fare ad esempio un rimborso se la macchina non funziona, semplicemente dal nostro call center. 

Quello che poi abbiamo avuto è stata una grande collaborazione nei momenti più duri da parte di tutto il personale: noi abbiamo un turnover di personale molto limitato, fortunatamente. Io lavoro in azienda da 40 anni, nell’analisi che abbiamo fatto abbiamo almeno 30-40 persone in azienda su 500 che hanno almeno 30-35 anni di azienda, molti sono venuti a lavorare alla Dedem e vanno in pensione sempre da qui. 

È chiaro che l’età si è abbassata negli anni: dai 100 che eravamo cinquant’anni fa ora siamo 500, quindi ovviamente siamo cresciuti. La maggior parte – circa 300 – lavorano nel Lazio e la maggior parte nei Castelli Romani, la restante parte invece in Italia e in Spagna, dove c’è la nostra consociata.

A questo proposito, quali sono le prospettive future per ciò che riguarda la sede di Ariccia?

Nel territorio di Ariccia negli anni siamo cresciuti più che nelle altre parti dell’Italia: avevamo uno stabilimento, oggi ne abbiamo 5. Il personale ovviamente aumenta, ci sono nuove attività, abbiamo una buona collaborazione con l’amministrazione pubblica dei Castelli Romani, di Ariccia, Albano e così via, quindi in generale siamo soddisfatti. È chiaro che siamo in Italia e qualche difficoltà dal punto di vista organizzativo c’è. Ad esempio, per i dipendenti che vengono da Roma ci sono pochi mezzi pubblici:  se ce ne fossero di più sarebbero molto più contenti, però in generale si lavora bene nei Castelli Romani, è anche la zona dove vivo e dove mi trovo molto bene.

Come intendete affrontare le sfide derivanti dal progresso tecnologico, oggetto anche del convegno che avete organizzato?

Il convegno è stata un’ottima fonte di spunti da approfondire, tecnologia e progresso tecnologico sono ntemi che non perdiamo mai di vista. In azienda abbiamo un tavolo permanente, dove si analizzano le nuove possibilità, i nuovi business e i rischi che comportano. Cerchiamo di guardare sempre la nuova tecnologia che avanza come spunto per nuovi prodotti e nuovi servizi che possiamo dare al cittadino e ai nostri clienti.

Quali sono le strategie di “Dedem” per ciò che riguarda l’internazionalizzazione della propria attività?

Attraverso una azienda di Reggio Emilia, vendiamo prodotti sul mercato di tutto il mondo – e soprattutto negli stati Uniti e in Russia – piccole giostre per bambini. Per quanto riguarda le macchine foto ci siamo concentrati in Italia e continuiamo a concentrarci in Italia, perché secondo noi c’è molto da fare. La Pubblica Amministrazione ha tanto bisogno di efficienza, di prodotti che vadano in questa direzione, quindi pensiamo che si possa fare ancora tanto in Italia, facendolo bene. Di questo siamo convinti di essere capaci.