VIA APPIA ANTICA CICLOPEDONALE: CE LO POSSIAMO PERMETTERE?

Aprire un articolo con una domanda non è la cosa migliore. Chi legge in genere lo fa perché cerca risposte o informazioni, non certo per vedersi porre delle domande: per quelle basta e avanza la vita reale.
In questo caso però lo scopo non è semplicemente informare, ma far riflettere su qualcosa che potrebbe cambiare la vita di tanti cittadini, romani e non solo, che ogni giorno pendolano da e per la periferia sud della Capitale.

Cambiare in meglio o in peggio? E’ proprio questo il punto: non è facile da dirsi.

Andiamo per gradi, partiamo come in un buon racconto dal contesto.
Via Appia Antica è uno dei più grandi tesori archeologici ed ingegneristici dell’umanità.
Si tratta di un tratto dell’antica regina viarum romana che parte dalle mura Aureliane e si dipana tra i comuni di Roma, Ciampino e Marino per un tratto di 16 km, inglobati all’interno dell’omonimo Parco Regionale.
Quest’ultimo ha dimensioni ciclopiche, con una superficie totale di circa 3.400 ettari (vale a dire circa 400 volte Villa Borghese) e racchiude veri e propri capolavori come la Villa dei Quintili, le tombe della via Latina e la zona degli acquedotti.
Il concetto stesso di “parco” rimanda al fatto che la zona è interdetta al traffico, e non ci sarebbe nulla di strano, non fosse che l’area in questione è un vero e proprio cuneo longitudinale tra il centro e la periferia, in uno dei settori più popolosi di Roma.

Per questi motivi via Appia Antica è per un tratto di circa 5 km ancora oggi transitabile, e costituisce anzi uno dei metodi più rapidi per raggiungere il centro città dalla zona dei Castelli Romani, valida alternativa a via Appia Nuova ed a via Ardeatina.
Ad oggi, la zona è pedonale solo la domenica dalle 8 alle 16, ed il limite è alquanto “allegro” a causa dei controlli non proprio draconiani dei Vigili.

Circa un mese fa, l’assessore Meleo ha deciso di fare un sopralluogo per rendersi conto delle condizioni della zona, ed ha dichiarato di aver “rischiato la vita” in bicicletta.
Il rischio occorso ha portato con sé l’epifania di un’idea: chiudere completamente al traffico la zona con dei varchi ZTL, per permettere a turisti e romani di godere della zona con lunghe passeggiate in bicicletta tra le vestigia della Roma che fu.

Sorvoliamo sul fatto che secondo la Meleo questo sarebbe solo il primo passo prima di andare a chiudere tutto il centro storico, quindi creare dei carnet per limitare l’ingresso delle auto nella zona dell’anello ferroviario e poi, chissà, magari abolire proprio del tutto il motore a scoppio e tornare alla carrozza.
Sorvoliamo sia perché il discorso diventerebbe troppo ampio, sia perché sono dichiarazioni che denunciano un disinteresse totale per qualche centinaio di migliaia di cittadini che anziché godersi la zona per gite archeologico-culturali ogni giorno usa la strada per andare al lavoro, e non può farlo in bici perché magari ha riscontrato un maggiore comfort nel muoversi in un abitacolo riscaldabile o refrigerabile a seconda delle stagioni, senza rischiare di arrivare al lavoro madidi di pioggia o di sudore.

Tornando alle dichiarazioni dell’assessore, i varchi “ridurranno drasticamente il traffico dell’auto privata. Non possiamo più ammettere che auto private passino in maniera incondizionata in un parco archeologico a cielo aperto. E in più ci sarà un varco nella zona di Porta San Sebastiano che impedirà l’accesso dal centro verso la periferia di quella parte dell’ Appia.”
I lavori di adeguamento dovrebbero essere imminenti, da concludersi entro l’estate dal momento che si è in attesa solo della delibera di giunta per la posa delle telecamere.

Giubilo tra i ciclisti, che si sarebbero forse accontentati della realizzazione di una pista o di un cordolo protettivo.
Terrore, di contro, in tutti quelli che nell’Appia non vedono solo archeologia.

In primis gli autisti, ma anche quelli che hanno attività commerciali che affacciano lungo il tragitto e che diventerebbero così accessibili solo dal lato di via Ardeatina, poiché l’accesso dal centro, cioè da Porta San Sebastiano, sarebbe interdetto.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: Roma può permettersi di rinunciare ad un’arteria di scorrimento, seppure immersa in un parco archeologico?

Analizzando i dati tecnici, no.
Dal quadrante sud della Capitale si muovono ogni giorno qualcosa come 250.000 persone, che hanno a disposizione UNA linea di metropolitana che spesso alterna i treni a cadenza di 4/5 minuti. Lungo l’Appia Nuova incroci a raso e semafori creano ingorghi e lunghe code sia in uscita che in entrata nei momenti di punta e gli autobus, privi di corsia preferenziale, non forniscono alcuna garanzia di puntualità.

A meno di non considerare SERIAMENTE la bicicletta un mezzo di trasporto fruibile e compatibile con le esigenze di chi vive alla periferia di una città enorme come Roma, stando alla situazione attuale rendere pedonale l’Appia Antica sarebbe un danno molto grave ai pendolari.

Roma è una città che ha oltre 7.000 ettari di parchi, la cui manutenzione è perlopiù scadente, quando non del tutto assente. Abbiamo veramente bisogno di un’altra zona ZTL?

Ne frattempo, il 14 Maggio scorso si è svolto l’Appia Day, in un clima festoso ma non scevro dai disagi, poiché le navette previste dal Comune per fare la spola circolare del Parco sono risultate inferiori al numero necessario, creando lunghe attese.
L’Appia Day si propone di mettere l’accento sull’importanza del Parco, che crea una congiunzione tra il centro e i Castelli, attraversando gli ultimi brandelli della campagna romana.

E’ indiscutibile che si debba ripensare il discorso-traffico a Roma, e le idee non mancherebbero per offrire un’alternativa reale all’automobile.
Nessuno sceglie l’auto se può contare su un trasporto pubblico efficiente e sicuro, basterebbe aumentare qualità (e spesso anche quantità) dei servizi per svuotare le strade.
Purtroppo però da sempre a Roma le amministrazioni sono molto rapide a togliere e lentissime, quando non immobili, a dare.