1,5 milioni di Euro dalla Fondazione Carlsberg per il Foro di Cesare

Il Foro di Giulio Cesare potrebbe tornare ad essere visibile a tutti, nella sua completezza, grazie ad un accordo siglato a febbraio dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e la Accademia di Danimarca: da Copenaghen verranno finanziati i lavori di scavo al Foro di Cesare con una prima tranche di 1 milione e mezzo di euro.

Il progetto di ricerca archeologica durerà tre anni: gli scavi, dopo la fase di indagini e studi preliminari, inizieranno in autunno e interesseranno la parte nord-orientale del Foro, nell’area che comprende la zona verde presso la via dei Fori Imperiali.

Si tratta di un’iniziativa importantissima dal punto di vista archeologico, poiché dalle operazioni di scavo tornerebbe alla luce il Foro di Cesare per la superficie che è ancora mancante, in modo da poterlo rendere fruibile ai turisti e agli studiosi in tutta la sua estensione originaria.

Il Campidoglio, in una nota, spiega che questo accordo costituisce solo “la prima tappa di un più articolato e complessivo disegno che mira alla creazione di un rapporto armonico tra l’antico e la città moderna, restituendo in tal modo continuità al racconto storico di cui la Roma contemporanea è il risultato”.

Il Presidente della Fondazione Carlsberg, Flemming Besenbacher, ha dichiarato che “è con immenso piacere che la Fondazione Carlsberg intende sostenere la ricerca scientifica presso uno dei più importanti siti archeologici di Roma”, aggiungendo che “questo progetto costituisce un eccezionale esempio di concreta collaborazione scientifica con le istituzioni e autorità italiane. Lo spirito con cui abbiamo accolto tale progetto risale a Jacob Christian Jacobsen e Carl Jacobsen, rispettivamente il fondatore della Fondazione Carlsberg e suo figlio, entrambi i quali sono stati profondamente interessati – sovvenzionando già ai loro tempi la ricerca in tale ambito – all’archeologia e all’archeologia romana in modo particolare”.

Nel progetto è coinvolta in prima persona l’Accademia di Danimarca, che seguirà i lavori con il suo team di archeologi sotto la direzione scientifica dell’archeologo Jan Kindberg Jacobsen.

Si tratta del terzo scavo, dopo quelli effettuati dal Governatorato di Roma tra il 1932 e il 1933 e quello diretto dalla Sovrintendenza Capitolina nel triennio 1998-2000. Con quest’ultimo del 2017, ci spiega la direttrice dell’Accademia Marianne Pade, si scaverà nella parte nord-orientale “che comprende la parte del Tempio della Venere Genitrice che è stato solo in parte scavato e tutta la parte orientale dell’agorà. Ci aspettiamo importanti ritrovamenti sotto il livello del primo secolo avanti Cristo, per arrivare fino al XI-X secolo a.C.. Abbiamo la possibilità di fare nuova luce su un periodo storico molto remoto di Roma.” Già nello scavo di fine anni Novanta erano state infatti trovate dieci tombe della necropoli protostorica, preziose testimonianze delle origini della “Città Eterna”.

L’accordo tra l’Accademia di Danimarca e la Sovrintendenza Capitolina, nato come idea circa due anni fa, prevede per questo triennio anche lo studio dei risultati che verrà realizzato dall’Accademia e dal consorzio danese “Urbnet – Urban Network Evolution” dell’Università di Aarhus e la loro pubblicazione.

Alla fine degli scavi – ci racconta infatti la direttrice dell’Istituto Danese di Roma – renderemo questo lavoro di studio disponibile e comprensibile al pubblico”. I risultati verranno infatti pubblicati su alcune riviste scientifiche e nella serie periodica dell’Istituto “Analecta Romana Instituti Danici”.

La Fondazione Carlsberg non è nuova ad atti di mecenatismo in ambito archeologico: non è infatti la prima volta che sovvenziona scavi a cui ha partecipato anche l’Istituto Danese in Italia. Uno degli ultimi, ad esempio, a Francavilla Marittima in Calabria.