Le luci di Roma sui banchi di Porta Portese

Negli ultimi mesi è montata la polemica sull’illuminazione pubblica di Roma, con le lampade tradizionali a luce calda sostituite da fredde piastre al led in molti quartieri storici, a partire dal centralissimo Rione Monti.

I motivi, a detta degli amministratori, sarebbero più che giustificati: le lampade a luce calda avrebbero contenuto mercurio, ed è questa la ragione per cui la Giunta Alemanno in primis, ed i successori a seguire, avrebbero ordinato lo smantellamento dei classici punti luci dando mandato ad Acea per provvedere alla parte pratica.
Una scelta impegnativa non solo dal punto di vista concettuale, ma anche da quello economico: si parla infatti di circa 54 milioni di Euro di spesa per 186mila nuovi punti luce.
E’ difficile entrare nel merito “estetico” della questione: de gustibus non disputandum est, dicevano gli antichi.
Certo è che rioni come Monti o Pinciano, o luoghi come il Coppedé, facevano dell’illuminazione il punto forte ed erano affascinanti, di notte, proprio per quel morbido calore diffuso dalle lampade gialle.

Ma tant’è. Da qualche mese in qua i camion dei tecnici Acea stanno sostituendo in tutta Roma i punti luce classici, anche se come specifica l’Assessore all’Urbanistica Montuori solo tremila dei circa ottomila lampioni saranno sostituiti.

Tuttavia, come spesso succede, la storia non finisce qui, con una decisione controversa nei motivi ma chiara nelle forme. Al contrario, come nella migliore tradizione della commedia romanesca, la vicenda ha uno strascico grottesco.

Acea infatti, dopo aver sostituito le lampade, consegna i vecchi pezzi ad una ditta che si occupa del trattamento dei rifiuti speciali (poichè le lampade, ricordiamolo, contengono mercurio) e da lì in poi si disinteressa del destino degli oggetti, che entrano però nel mirino di collezionisti ed appassionati.

Ecco quindi che entra in scena, come in una commedia degli equivoci, una consigliera municipale, la radicale Nathalie Naim, che dal I Municipio da mesi conduce una battaglia proprio contro le nuove luci al led, responsabili di creare un’atmosfera gelida e di cambiare l’aspetto della città.

Pensate alla sua sorpresa quando, passeggiato tra i banchi del mercato domenicale di Porta Portese,  ha trovato tra i tanti oggetti di bric-à-brac proprio le lampade tradizionali sostituite da Acea, denominate “lampade Roma”, alla modica cifra di 70 Euro al pezzo!

I vertici di Acea, sorpresi dalla segnalazione della consigliera, si sono dichiarati estranei al fatto, poiché compito dell’azienda era solo sostituire le lampade e non certo verificarne la sorte.
Di contro, l’eco sui social ha fatto sì che si scoprissero anche altri dettagli, con operai che avrebbero venduto le lampade direttamente al momento della sostituzione a passanti appassionati a cifre irrisorio, attorno ai 25 Euro al pezzo.

Al di là del colore della notizia, ed alla coincidenza di una consigliera che scopre per caso un fatto come questo che ci fa sorridere, in questa storia c’è anche un lato vagamente inquietante: è possibile che un bene patrimonio comunale, acquistato con denaro pubblico, venga rivenduto sui banchi del mercato delle pulci senza che non ci sia nessun atto a testimoniare come la lampada sia giunta là?

Anche ammettendo che un privato possa essere legittimamente autorizzato all’acquisto (per quanto, se è vero che le lampade erano pericolose per la salute, anche su questo ci sarebbe da ridire) è giusto che il prezzo lo fissi un banchista o un operaio addetto alla sostituzione e non il Comune, proprietario del bene?
Tra l’altro, le suddette lampade costano al pezzo circa 300 Euro, quasi tre volte il prezzo pagato a Porta Portese!

La risposta è ovviamente “no”, e nei prossimi mesi siamo sicuri che la consigliera Naim cercherà di “Fare luce” sul problema.