Roma e il suo hinterland in cerca di una nuova governance

Come si può governare un’area metropolitana come quella di Roma, che racchiude in sé circa l’80% dell’intera popolazione laziale e ingloba 121 comuni? Quali sono le esperienze amministrative delle altre capitali europee? Sono queste le domande a cui si è tentato di rispondere durante l’incontro pubblico “Le città delle metropoli” dello scorso 9 marzo, organizzato e sostenuto dal I Municipio di Roma.

A fare gli “onori di casa” la Presidente Sabrina Alfonsi, che nel suo intervento iniziale ha sottolineato quanto sia importante procedere a una redistribuzione di poteri e competenze tra città metropolitana, Comune e municipi in modo da amministrare meglio un’area vasta nel cui territorio sono comprese infrastrutture primarie per la capitale d’Italia come gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino o il Porto di Civitavecchia.

Il Campidoglio – ha sostenuto la Alfonsi – non ha l’organizzazione sufficiente per governare i grandi processi che inevitabilmente valicano i suoi confini (come i trasporti, la pianificazione del territorio, il ciclo integrato dei rifiuti) mentre al contrario la città è troppo estesa e complessa per poter pensare di governare da un unico centro anche i servizi di prossimità: dal sociale alla cura del verde, dalla manutenzione delle strade a quella delle scuole”.

Per questo motivo, ha continuato la Presidente del I Municipio “la città metropolitana deve diventare l’ente che assolve alla guida dei processi di area vasta, acquisendo competenze dalla Regione e sostituendosi al Comune di Roma. I municipi devono diventare i nuovi comuni urbani della città metropolitana, con funzioni e responsabilità equiparate a quelle degli altri comuni italiani”.

Un invito dunque ai legislatori nazionali a cambiare l’architettura istituzionale di Roma: a questo scopo sono già presenti tre proposte di legge in Parlamento, una firmata dai senatori Tocci e Astorre, una dal senatore Causi e una dal deputato PD Roberto Morassut.

Durante l’incontro sono stati snocciolati dati significativi rispetto all’area metropolitana romana, che ne fanno una vera città-regione: composta da Roma e altri 120 comuni, la sua popolazione complessiva è vicina a quella dell’intera Irlanda o della Croazia (circa 4 milioni di abitanti)  e superiore a città come Berlino, Madrid o Vienna. Per rimanere in Italia, i confronti destano altrettanta sorpresa: come estensione, la città metropolitana di Roma è grande quanto la Liguria ed ha una popolazione numericamente simile a quella del Piemonte.

Dall’incontro è emersa anche la centralità di Roma Capitale rispetto al resto del territorio che la circonda: attrae il maggior numero di studenti universitari in Italia (quasi 230mila quelli iscritti nell’anno accademico 2014-2015) e richiama milioni di visitatori per patrimoni dell’umanità come il Colosseo, il Pantheon o i Musei Vaticani.

In tale cornice, durante l’incontro pubblico è stato toccato il tema della governance dei territori più vicini al cittadino: i municipi per Roma e le entità amministrative omologhe per quel che riguarda Berlino e Parigi.

A Roma, come ha dichiarato la Presidente Alfonsi i quindici municipi in cui è suddivisa la città “hanno le mani legate. I loro rappresentanti vengono eletti direttamente dai cittadini, ma sono senza bilancio, esercitano funzioni delegate riguardanti soprattutto l’erogazione dei servizi sociali ed anagrafici”.

Nelle altre due capitali europee invece il discorso è completamente ribaltato: come afferma Stephan Von Dassel, “minisindaco” di Mitte Berlin (il distretto centrale berlinese, conta 360mila abitanti), “un terzo del budget complessivo destinato alla capitale tedesca è distribuito tra i 12 distretti cittadini: tali risorse vengono impiegate nel welfare e nella manutenzione degli edifici scolastici e di rappresentanza di ogni distretto”. Attraverso una gestione decentralizzata delle risorse cittadine da parte dei singoli municipi di Berlino, secondo Von Dassel “si ottiene una migliore relazione tra cittadini e politici, perché c’è una maggiore trasparenza riguardo a cosa fa l’amministrazione. I cittadini sanno chi si occupa di determinate tematiche: ad esempio, il personale preposto al taglio degli alberi è presente sul nostro sito con tanto di foto e numero di telefono, in modo da essere contattati in caso di disservizi. Questo sistema porta ad una supervisione più stretta su tutti i progetti avviati dal distretto e lo stesso distretto ha modo di essere più vicino ai problemi dei cittadini. Infine, l’allocazione delle risorse è più mirata, precisa e controllata e anche le singole responsabilità all’interno dell’amministrazione sono più chiare”. . Ovviamente, ci fa sapere il “minisindaco” tedesco, “non tutto funziona: non sempre sono chiare le competenze tra il Comune e il distretto, manca il coordinamento tra i 12 distretti ed ognuno di essi spesso adotta modalità operative differenti rispetto ad un’unica tematica”.

Un altro spunto interessante è arrivato dal sindaco del 13° arrondissement di Parigi, Jérôme Cournet, che governa un territorio di 200 mila abitanti. Qui da alcuni anni viene realizzato un bilancio partecipato insieme ai cittadini del municipio, per finanziare i progetti ritenuti più meritevoli dalla cittadinanza per un budget totale di 6 milioni di euro.

Il primo passo – racconta Cournet – è l’invio online delle proposte da parte dei consigli di quartiere. Successivamente, nostri funzionari hanno il compito di valutare il costo e la fattibilità delle proposte inviate e se queste rientrano nelle competenze dell’arrondissement. Dopodiché, le proposte migliori sono pubblicate online e possono essere votate da tutti i residenti, anche stranieri e bambini. Il numero dei progetti finanziati è dato dal budget complessivo stabilito per il bilancio partecipato, ossia 6 milioni. Quando con la scelta dei progetti da parte dei cittadini si arriva a questo limite, si chiudono le votazioni.

Con questa pratica si intende dimostrare una maggiore efficienza amministrativa e al tempo stesso si vuole dare spazio e voce ai cittadini. Il decentramento – chiude il sindaco del 13° arrondissement – non avoca a sé potere ma lo ridistribuisce ai cittadini ed è un argine contro il populismo”.

Al termine dell’incontro, la Presidente Alfonsi ha parlato con “Centoventuno.it” di questa iniziativa pubblica:”Da questo evento auspico che si riprenda questa discussione sulla riforma istituzionale di Roma, che non può essere un tema di campagna elettorale ma dev’essere un tema di oggi, perché noi oggi, se ci mettiamo a lavorare, in qualunque momento si torni alle urne saremo pronti per votare con il nuovo sistema e mi batterò per questo, perché i cittadini hanno bisogno di una città che funzioni e vogliono vivere la città, ma vogliono vivere in una città che dia loro delle risposte.

Quello che mi ha colpito degli interventi dei due minisindaci è che mi convince ancora di più l’unione del decentramento con la politica. Il decentramento ti garantisce non solo un’efficienza di servizi ma garantisce ai cittadini un rapporto con la politica più stretto e garantisce ad essi una reale partecipazione nelle istituzioni locali, che diventano a loro volta più vicine alla gente. Sarebbe a dire che la “lunga mano” dell’amministrazione locale diventano i cittadini stessi”.