Roghi tossici al parco di Centocelle

Non tutti sanno che Roma, oltre ad essere una città unica dal punto di vista artistico ed archeologico, è anche una delle capitali più verdi d’Europa, con oltre 7.000 ettari di parchi e giardini.

Sfortunatamente però la Capitale oltre che per l’estensione delle aree verdi è anche tristemente nota per una congenita incapacità a prendersene cura, figlia di anni ed anni di trascuratezza delle amministrazioni, dell’assenteismo e dell’inefficienza che affligge il Servizio Parchi e Giardini (è di poco tempo fa uno studio secondo il quale oltre il 50% degli operai non si recherebbe quotidianamente al lavoro, per ragioni più o meno giustificabili) e per molti altri motivi che sarebbe troppo lungo elencare.

Il risultato di tutto questo purtroppo grava come sempre sui cittadini, che dei parchi dovrebbero essere i primi fruitori e che spesso invece diventano ostaggi di situazioni al limite, o ben oltre il limite della legalità.

E’ il caso del Parco di Centocelle, un’area archeologica di 120 ettari alla periferia est di Roma la cui storia  riflette in pieno i problemi della gestione delle aree verdi di cui parlavamo: destinato ad essere il polmone verde delle popolosa periferia romana tra Tuscolana e Casilina, il parco è stato prima oggetto di occupazioni abusive, dagli autodemolitori (in parte ancora là) fino ai nomadi (con i campi Casilino 700 e 900), poi chiuso per due anni dal 2008 al 2010 ed al momento visitabile per circa un quarto dell’estensione totale.

L’ultimo capitolo della storia è recente, inizia appena tre mesi fa.
Il 4 gennaio scorso sono state avvistate distintamente nubi di fumo sospinte dal vento forte salire dal canalone del parco ed avvolgere il verde, fino a minacciare le case.
I Vigili del Fuoco sono intervenuti e sono riusciti a domare l’incendio, caratterizzato dall’assenza di fiamme (un incendio cosiddetto “covante), originato sul lato ovest del parco, in corrispondenza del “tunnel Mussolini”, un canalone realizzato nel 1941 per costruire una metropolitana mai nata.

La drammatica realtà che i pompieri si sono trovati davanti è stata una distesa di rifiuti parzialmente interrati, comprendenti materiali di scarto di ogni genere con netta prevalenza però di inerti e materiali tossici, rottami di autombili e baracche  la cui combustione immette nell’atmosfera sostanze come monossido di carbonio o diossina.

Il parco altro non è che una delle mille discariche a cielo aperto della capitale, una piccola “terra dei fuochi”, come l’hanno definita i residenti delle zone limitrofe al rogo.
“Siamo immersi in una nube tossica”,  queste le parole disperate dei cittadini, che hanno richiesto l’intervento delle autorità, a partire da Daniele Diaco, Presidente della Commissione Ambiente e membro del Movimento Cinque Stelle.

La situazione è resa ancor più tragica dalla voragine di oltre 20 metri che si è aperta tra le case, da dove il pinnacolo di fumo ha iniziato a fuoriuscire.

Nei giorni successivi la verità ha iniziato ad emergere assieme ai rottami sepolti.

La teoria più accreditata al momento è che al momento dello smantellamento del campo nomadi Casilino 900 i materiali tossici, che avrebbero dovuto essere smaltiti in luoghi e modi idonei, siano stati invece interrati nel canalone del parco, con grave danno per i cittadini residenti nella zona ma anche per le casse comunali: la bonifica del campo infatti, assieme alla riqualificazione dell’area, costò al Comune diverse centinaia di migliaia di Euro.

Roberta Ricci, del Comitato “Parco Archeologico di Centocelle Bene Comune”, racconta come l’ultima tranche della bonifica sia avvenuta solo due anni fa, al modico costo di 320.000 Euro, di cui però sarebbe stato incassato “solo” il 10% dalla ditta incaricata, sparita dopo un mese di simil-lavoro per fallimento.

Tuttavia, il danno economico per quanto grande passa in secondo piano rispetto al disastro ambientale.
La Sindaca Virginia Raggi alla metà di Febbraio ha disposto misure d’urgenza, come analisi dei pozzi ed installazione di centraline di rilevamento della qualità dell’aria.
Il punto è che al momento non si sa bene neppure quanto vasta sia l’area contaminata, né se i rifiuti siano interrati anche in altre aree del parco.

La Procura ha aperto un fascicolo e l’Assessore all’Ambiente Montanari ha cercato di rassicurare gli animi, confermando l’attenzione del Campidoglio sul problema.

Per l’Assessore i piani di bonifica sono già pronti, e nel frattempo ci sono quotidiani interventi atti a spegnere le recrudescenze dei roghi.

Eppure, malgrado l’apparente controllo, la situazione rischia di complicarsi, come traspare dalle parole di Diaco, che ipotizza spese per oltre un milione di Euro per la nuova bonifica.

“Un supporto economico è fondamentale, ed essendo Roma la Capitale d’Italia dal punto di vista nazionale dovrà esserci aiuto”, conclude l’Assessore.