Per il GRAB c’è ancora da “pedalare”

Il GRAB, Grande Raccordo Anulare delle Biciclette, è un ambizioso progetto di ciclovia urbana ideato per Roma da una fitta rete di associazioni, professionisti ed enti istituzionali: tra di essi, VeloLove, Legambiente, Touring Club Italiano, il Parco Regionale dell’Appia Antica.

Si tratta di un percorso che si estende per quasi 45 km dal centro di Roma fino ai Castelli Romani, passando per alcune periferie della Capitale. Fa parte di un sistema nazionale di ciclovie turistiche lungo oltre 1.500 km che vede insieme al GRAB anche la Ciclovia del Sole Verona-Firenze, la Ciclovia VenTo Venezia-Torino e la Ciclovia dell’acquedotto pugliese da Caposele a Santa Maria di Leuca: la sua realizzazione è stata inclusa nella Legge di Stabilità 2016 su impulso del ministro delle Infrastrutture e i Trasporti Graziano Delrio con uno stanziamento di 91 milioni previsto dal 2016 al 2018. Ulteriori accantonamenti sono previsti dalla Legge di Bilancio 2017 per un importo complessivo di 243 milioni di euro, programmati da quest’anno fino al 2024.

Lo studio di fattibilità realizzato dalla “Rete GRAB” prevede, tra i suoi punti di forza, la piena accessibilità al percorso alle persone disabili e la pedonalizzazione della passeggiata archeologica che va dai Fori Imperiali fino all’Appia Antica. Inoltre, si estende verso le periferie rimodellando le strade per renderle percorribili anche in bici e prevede il collegamento con le linee di tram e metropolitane.

Ora il progetto è al vaglio del Comune di Roma che nel dicembre 2016 ha pubblicato uno studio preliminare che suddivide l’anello della ciclovia in sei lotti che, dall’Arco di Costantino tornano su Via dei Fori Imperiali toccando in senso antiorario il Parco di Tor Fiscale, la Via Casilina, la Stazione FR2 “Palmiro Togliatti”, la zona Parioli fino a Piazza Cavour per poi tornare al punto di partenza, valorizzando la rete ciclabile esistente.

Uno studio che ha generato polemiche tra l’Assessora alla mobilità Linda Meleo e le associazioni sostenitrici del progetto “GRAB” originario. La “Rete Grab” parla apertamente di “declassamento” del progetto da “ciclovia di interesse nazionale a pista ciclabile di interesse locale” secondo un documento stilato dalle stesse associazioni.

Il GRAB nella versione provvisoria del Campidoglio avrebbe, per i fautori del progetto originario, alcune gravi mancanze. Nel testo non ci sarebbero riferimenti all’accessibilità e alla fruibilità della ciclovia per le persone disabili, al tema della sicurezza stradale e sarebbe assente un tema centrale per le associazioni come quello della pedonalizzazione dell’Appia Antica, giudicato da esse come un “gigantesco passo indietro” rispetto alle decisioni prese dalla passata amministrazione.

Sarebbe una semplice “dichiarazione di intenti” per le associazioni ideatrici del GRAB ciò che viene riportato dal documento comunale rispetto alla rigenerazione urbana e la cura delle periferie, al contrario di quanto proposto dai creatori della ciclovia con azioni di manutenzione e di recupero di spazi pubblici periferici della città. Un’ulteriore criticità riscontrata riguarda anche la mancata presenza di progetti noti come il GRAB+, che avrebbero collegato l’anello ciclabile a zone lontane da esso.

Ci sono tuttavia anche note positive, per i “genitori” del GRAB: giusto collegare il GRAB alla Stazione Termini e “sì” anche ai cicloparcheggi all’interno delle stazioni della metro.

Nel complesso, però, la “Rete GRAB” ha bocciato lo studio preliminare del Comune di Roma, descrivendolo come “totalmente da rivedere”.

La reazione dell’assessora alla Mobilità Linda Meleo, alle critiche delle associazioni, è stata affidata nei giorni scorsi alla sua pagina Facebook, nella quale ha scritto: “Sono sorpresa delle affermazioni delle associazioni Legambiente e Velolove sul Grab: definire “declassato” il percorso della futura ciclovia romana è ingiusto e, soprattutto, non rispondente al vero. Il percorso individuato, ancora allo stadio di progetto di fattibilità, come stabilito nel protocollo tra Ministero e Campidoglio il 21 settembre scorso è studiato per lasciare un segno di rinascita e di riqualificazione nelle diverse zone di Roma che andrà a coinvolgere: dall’agro al Colosseo, all’Appia Antica, alle periferie. È la precisa, chiara, cristallina ed evidente volontà di Roma utilizzare al meglio i fondi messi a disposizione del Governo per offrire quest’opera unica nel suo genere ai cittadini di oggi e di domani. Mi dispiace soprattutto, poi, che per svilire quanto Roma Capitale mette in campo, con i suoi uomini e le sue donne, con i suoi progettisti e architetti, con le realtà territoriali, si propaghi un inesistente documento in 13 punti che il Mit avrebbe inviato al Campidoglio nel settembre 2016, così come sostenuto dall’associazione.  Non sono certo i presupposti migliori per poter lavorare in armonia sul progetto Grab”.

Giorgio Pasqualini

Centoventuno.it ha chiesto come potrebbe essere modificata la proposta progettuale del Campidoglio all’Architetto Giorgio Pasqualini, dello studio “Piano B Architetti Associati” che in collaborazione con VeloLove, Legambiente, Touring Club Italia e altre realtà associative ha prodotto lo studio di fattibilità del GRAB.

Premetto che – dice l’architetto Pasqualini – trattandosi solo di uno studio preliminare credo che ci sarà tempo e modo di organizzare nei prossimi mesi degli incontri fra i rappresentanti della rete GRAB e dell’amministrazione capitolina, al fine di aiutare i tecnici incaricati a redigere poi il progetto esecutivo, conferendo al suo interno gli elementi che riteniamo fondamentali, in quello che è il comune interesse in un’opera di grande qualità.

Credo che, in particolare, si debbano prendere in considerazione i principi generali che determinano le caratteristiche fisiche del percorso, che sono poi gli unici che saranno in grado di garantire una risposta efficace alle domande di sicurezza, di fruibilità, di qualità estetica per l’intero percorso e questo anche relativamente ai punti in cui esiste già una pista ciclabile”.

Quali sarebbero i punti più importanti per lei?

Per quel che riguarda ad esempio la sicurezza degli utenti, il percorso deve avere ovunque una sede protetta e mantenere la planarità negli incroci con il traffico veicolare. Poi per garantire l’accesso a tutti coloro che hanno difficoltà motorie è opportuno che la sede della ciclovia sia ampia e che eviti bruschi cambi di pendenza.

Per assicurare la qualità estetica le sue caratteristiche fisiche devono saper coniugare un forte carattere identitario con la capacità di inserirsi in modo armonico nei contesti monumentali e naturalistici, ed in modo strutturante nei contesti più problematici.

In linea generale direi anche che il GRAB deve andare a costituire un sistema di qualità diffusa: mi piace immaginarlo come una sorta di scia luminosa che con il suo passaggio possa trasformare il disordine in armonia, struttura ed efficienza.

L’obiettivo fondamentale è quello di riportare nelle strade le persone: oggi questo è ostacolato da un’organizzazione dello spazio pubblico poco accogliente e dalla presenza troppo asfissiante del traffico veicolare.

Mi piace infine sottolineare che il progetto potrebbe diventare, come abbiamo proposto, anche la giusta sede per sperimentare un nuovo tipo di verde pubblico sostenibile: abbiamo proposto il giardino mediterraneo a basso fabbisogno idrico, che potrebbe essere utilizzato in questa veste come elemento di separazione della ciclovia dalla sede carrabile o come antigerminante a protezione del percorso nei contesti naturalistici.

Da queste proposte si deve ripartire per migliorare il progetto GRAB così come ipotizzato dal Comune?

Ritengo importante che sia preso in considerazione questo studio sulle caratteristiche fisiche del percorso: senza andare a definire quali siano queste caratteristiche, di fatto ci si potrebbe attendere – ma penso che questo non lo voglia nessuno – una normale pista ciclabile e anzi, le piste ciclabili oggi esistenti in larga parte sono strette e alloggiate su marciapiedi che rendono conflittuale la coesistenza ciclisti/pedoni e quindi ci aspettiamo, invece, che viceversa – con tutti, ma credo che anche l’amministrazione lo voglia – il percorso abbia delle caratteristiche di sicurezza, di fruibilità, di qualità ben differenti.