Muraro choc: ecco perché ha lasciato

L’addio dell’Assessore alla Sostenibilità Ambientale Paola Muraro alla Giunta Raggi viene reso noto quando tutti dormono. Sono le 2 del mattino del 13 dicembre quando su Facebook la “sindaca” di Roma, pubblica un post, a cui allega un video di appena trenta secondi. La prima cittadina romana è in primo piano e ha alle spalle tutta la sua maggioranza consiliare.

Ho appena finito una riunione di maggioranza. Ho comunicato ai miei consiglieri di aver accettato le dimissioni dell’assessore Paola MuraroLa stessa mi ha comunicato infatti di aver ricevuto da poco un avviso di garanzia per presunte violazioni del testo unico ambientale. Non sono entrata nel merito dell’avviso, ho accettato le sue dimissioni e ho assunto le deleghe alla sostenibilità ambientale. Ritengo importante infatti dare continuità all’azione amministrativa sia nel risanamento di Ama che nel rilancio di tutto il settore ambientale.

Se ne va così, dunque, l’assessore più contestata della Giunta Raggi. Ma come si è arrivati a questo punto? Partiamo, come in ogni cosa, dall’inizio. Il Movimento 5 Stelle vince le elezioni lo scorso giugno con un’ampia fetta di consensi e, con non poche difficoltà, prepara la sua squadra di governo.

Le deleghe all’Ambiente vengono affidate il 7 luglio a Paola Muraro, già consulente per AMA dal 2004 e con la cui municipalizzata comunale dei rifiuti ha un contenzioso in corso di 200 mila euro per un brevetto.

Fin dalle prime settimane infuriano le polemiche per questo incarico politico: in molti, dall’opposizione e sulla carta stampata, fanno notare la sua inopportunità, dato che vi potrebbe essere un conflitto di interesse tra la guida dell’assessorato e le sue consulenze all’AMA, riguardo agli impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) di Rocca Cencia e Salario. Impianti sui quali erano in corso indagini della magistratura.

Poche settimane più tardi, il 18 luglio, l’ormai ex assessore all’Ambiente di Roma Capitale apprende dagli inquirenti di essere iscritta nel registro degli indagati dal 21 aprile per presunti reati ambientali. Tuttavia, la notizia diventa di pubblico dominio solo lo scorso 5 settembre, quando la “sindaca” Raggi e l’assessore Muraro vengono ascoltate dalla Commissione parlamentare Ecomafie: altre polemiche furibonde. L’assessora riconosce di essere indagata ma di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia. La prima cittadina ammette di averlo saputo il giorno dopo dalla stessa Muraro.

Le richieste di dimissioni piovono da più parti, anche dalla base dello stesso Movimento 5 Stelle: in molti si affrettano a ricordare la sospensione dal M5S del sindaco di Parma Pizzarotti, per non aver comunicato ai vertici del Movimento di essere indagato.

Le conseguenze di questa vicenda nei primi giorni di settembre si spostano anche sul versante nazionale del movimento pentastellato: a sapere dell’indagine sulla Muraro era  anche Luigi Di Maio, designato candidato premier dei Cinque Stelle e componente del “direttorio” grillino. Anche lui finisce sulla graticola: viene accusato da Grillo e dal resto del direttorio M5S di aver ricevuto la e-mail in cui la senatrice 5 Stelle Paola Taverna riferiva dell’indagine aperta nei riguardi di Paola Muraro. Di Maio, in un comizio a Nettuno contro la riforma costituzionale, dice di aver “commesso un errore” e di aver “sottovalutato” la comunicazione.

L’assessora rimane comunque al suo posto e l’impasse politica viene superata, ma ora la nuova puntata: Paola Muraro non solo iscritta nel registro degli indagati, ma anche raggiunta da un avviso di garanzia per presunte violazioni dell’articolo 256 del Codice Ambientale. Inevitabili a questo punto le sue dimissioni. In una nota agli organi di stampa l’ex assessora si dice “tranquilla e convinta di dimostrare la mia totale estraneità dei fatti“. “Tuttavia – continua la nota –  per senso di responsabilità istituzionale e per rispetto verso questa amministrazione, ho deciso di dimettermi in attesa di chiarire la mia posizione

Verrà interrogata il prossimo 21 dicembre: alla Muraro viene contestato, nell’avviso di garanzia firmato dal PM Alberto Galanti e i procuratori aggiunti Prestipino e Ielo, di aver “operato una gestione dei rifiuti in violazione delle prescrizioni delle autorizzazioni riguardanti la gestione degli impianti stessi [Rocca Cencia e Via Salaria, ndr] per quanto in particolare concerne le percentuali di trasformazione dei rifiuti in ingresso in CDR, FOS e Scarti di lavorazione per gli anni 2010-2015, distintamente per l’impianto Rocca Cencia e Salario”.

Gli altri capi di imputazione rivolti alla Muraro riguardano sulla violazione delle norme relative allo stoccaggio dei rifiuti prodotti dal trattamento biologico e meccanico dei rifiuti indifferenziati.

Le conseguenze sul versante politico di questa vicenda sono ancora tutte da valutare: al momento, Virginia Raggi riprende le deleghe relative all’Ambiente ma dall’opposizione piovono critiche da destra a sinistra, dopo che a gran voce tutti gli schieramenti avevano chiesto che l’ex assessora togliesse il disturbo già a luglio.

È una giunta che perde un altro pezzo, dopo l’addio dell’assessore al Bilancio e alle Partecipate Marcello Minenna, della Capo di Gabinetto Carla Raineri e in seguito ai recenti rumors riguardo a un prossimo allontanamento dell’Assessore all’Urbanistica Berdini dalla squadra di governo cittadina.

Il Capogruppo M5S al Campidoglio è sicuro che il nuovo Assessore all’Ambiente verrà scelto già nei prossimi giorni e, in ossequio alle “quote rosa”, sarà probabilmente una donna a guidare le politiche ambientali del Comune di Roma.

Non resta altro che aspettare: la new entry grillina è attesa prima di Natale.