Verità e post-verità a Roma

Roma non è di sicuro famosa per essere una città trasparente: le lotte interne tra fazioni hanno sconquassato l’urbe fin dai tempi di Mario e Silla e di sicuro quel che sta accadendo in questi giorni non è il più drammatico né sarà probabilmente l’ultimo scandalo a cui assisterà la Città Eterna.
Allo stesso modo, fin dai tempi antichi la ricerca della verità è stata sempre appannaggio di pochi, mentre al popolino due rime di Pasquino e una partita a morra bastavano a dimenticare tutto, accontentandosi di una pagnotta senza badare se venisse, come recita il proverbio, dalla Francia o dalla
Spagna.

Situazioni imparagonabili coi nostri giorni, verrebbe da pensare, caratterizzati dall’impossibilità a disinteressarsi delle faccende pubbliche.
I media ci abbuffano di notizie, parlandoci a ripetizione di ogni cosa, invadendo ogni campo della vita quotidiana.
Eppure l’effetto finale è il progressivo innalzamento della soglia di tolleranza dei romani: in maniera supina accettiamo ormai qualunque brutalità, e lo sguardo disincantato che ha sempre fatto parte del DNA cittadino si sta trasformando in un disinteresse passivo-aggressivo, che rischia di sfociare in episodi spiacevolissimi, come quello accaduto pochi giorni fa di fronte al Parlamento, quando alcuni cittadini hanno indossato i panni dei giustizieri provando a “processare” l’ex parlamentare Napoli in nome di una non meglio precisata “autorità popolare”(!?)

Osvaldo Napoli aggredito

In tutto questo, pare che nessuno abbia più la voglia di cercare, di documentarsi, di provare a capire chi ha di fronte prima di schierarsi, o quantomeno di comprendere i fatti e solo dopo parlarne.
La quantità di notizie è tale e tanta da impigrire perfino chi avrebbe il preciso dovere di verificarne la fonte, figurarsi chi della notizia è solo l’utente finale.
La chiamano “post-verità”, un gioco di parole tra “post” in senso latino, cioè “oltre, dopo” e il “post”, ovvero il messaggio, l’avviso mediante il quale si richiama l’attenzione degli altri sulla propria bacheca Facebook.

Al posto di notizie verificabili dubbi link, spesso di pessimo gusto, creati spesso con l’unico scopo di suscitare ira, sdegno, di far volare parole grosse, insomma provocazioni prive di qualunque fondamento.
La furia scaturita da queste illazioni è spesso molto superiore alla portata della notizia stessa, come ha voluto sottolineare la Presidente della Camera Laura Boldrini nel corso della giornata contro la violenza sulle donne, portando ad esempio le irripetibili offese che quotidianamente la colpiscono sui social network, quasi mai legate a fatti politici ma basate su pregiudizi sessisti.

La Boldrini non ci sta

C’è da stupirsi di come l’uomo, nascosto dietro il sottile velo dell’identità digitale, perda ogni inibizione, dimenticando che proprio accanto alle sue bestialità appare nome, cognome e quasi sempre la fotografia dell’autore, in bella mostra proprio come se le avesse pronunciate al bar o in casa, davanti ad amici e parenti.

Va detto che maestro supremo di questo nuovo sport è stato il Movimento Cinque Stelle, che ha iniziato a praticarlo in tempi non sospetti, anni ed anni or sono, quando Grillo era ancora un semplice comico che riempiva i palazzetti raccontando “quel che non vogliono farvi sapere”, che è poi diventato il mantra di tutti i grillini, squarciare il velo che “i poteri forti” tendono attorno agli occhi degli inconsapevoli cittadini.
Quanto queste miracolose rivelazioni abbiano influito sulla vita quotidiana dei discepoli è tutto da verificare, poichè personalmente non conosco alcun adepto che circoli con una delle formidabili “auto ad acqua” preconizzate dal Profeta, incluso il Profeta stesso, che circola su un ben più affidabile SUV.

L’auto a idrogeno

Tuttavia negli ultimi tempi la bufala legalizzata sembra essere diventata una sorta di passepartout, contagiando ogni schieramento.
Ciascuno colora le proprie invenzioni della tinta preferita, da Salvini che ne fa sempre una questione di sovranità e di rispetto ai neofascisti (si può usare ancora questa parola? Credo di sì, se si inneggia a Mussolini sui social) che tingono tutto di nero e si affidano al sempreverde “prima gli italiani”.

Parallela a tutto questo c’è anche una vena complottista, che non manca di mettere in dubbio praticamente ogni cosa vedendoci dietro un’oscura regia, magari dedita a sostituire le matite copiative ai seggi elettorali.
Nelle ultime ore, il cavallo di battaglia di quest’ultimo schieramento vorrebbe che il caso Marra sarebbe esploso solo per “coprire” i fatti di Milano, ovvero per alzare un po’ di fumo attorno alle vicende Expo.

Questo bailamme, in realtà, fa gioco solamente ai cattivi amministratori, che possono mascherare la propria incapacità dietro dozzine di alibi preconfezionati utili, come crateri secondari di un vulcano, a fiaccare la spinta delle proteste dirigendole verso altre destinazioni.

FONTI: video Boldrini sky.it
video Napoli VISTA Agenzia Televisiva Nazionale