Quando in fumo ci vanno i sogni dei romani

L’incendio del paradosso. Così si potrebbe riassumere quanto accaduto la mattina dello scorso 30 novembre, quando l’Auditorium di Pineta Sacchetti ha preso fuoco durante i lavori di adeguamento antincendio. La causa sembra essere stata una scintilla sulla guaina di protezione e le fiamme sarebbero state alimentate dalla struttura in legno della grande volta e dai rivestimenti fonoassorbenti. Un errore umano ha messo per ora fine all’iter di apertura di un’opera che doveva configurarsi come il polo culturale del Municipio XIII. Il cantiere, aperto nel lontano 2003 in seguito alla vittoria di un bando provinciale per le opere pubbliche da parte dell’allora amministrazione AN, sembrava giunto ormai al punto di arrivo, dopo l’ultimo stanziamento a bilancio da parte della passata amministrazione PD di circa 300mila euro per gli arredi interni e adeguamenti antincendio. Adeguamenti che proprio nei giorni prima dell’incendio, la nuova amministrazione 5stelle aveva affidato alla ditta esecutrice. La ditta prescelta, raccontano i testimoni, sembra che al momento del rogo non disponesse degli estintori e che questi siano stati forniti agli operai dal vicino distributore di carburante. Il pronto intervento dei Vigili del Fuoco, impegnati fino a notte per domare le fiamme, ha evitato che si propagassero e nessun danno ha interessato le strutture circostanti. La travagliata storia dell’edificio sembra ora avviarsi a un triste destino. Struttura contestata e abbandonata per anni, nel 2013 era stato sbloccato il cantiere consentendo l’ultimazione della piazza antistante e l’apertura al pubblico da parte dell’allora presidente Mancinelli. Ora, come lo stesso presidente del Municipio ha confermato, ci aspettano lunghi mesi di immobilità, per decidere le sorti dell’edificio, in attesa di comprendere la dinamica dell’accaduto e la procedura della messa in sicurezza. E così, a 20 giorni dall’incendio, in un’area altamente commerciale, accanto al frequentatissimo Parco del Pineto circondato da scuole, assistiamo al lento logorarsi di quello che ormai è un rudere. Che sembra quasi il simbolo delle grandi promesse disattese di un’amministrazione stupita di quale sia il vero senso del governare, in affanno sul bilancio, sulle politiche sociali e in generale su tutti quegli argomenti che richiedono una scelta. Valorizzare, ultimare e mettere a disposizione, questo era la strada precedentemente intrapresa con gli ultimi fondi stanziati, a prescindere dagli errori del passato. Al contrario dell’attuale linea politica di critica a tutti i costi, che non si è smentita neanche nel momento dell’incidente quando il presidente del Municipio pentastellato ha parlato della struttura come di uno “spreco del passato”. La preoccupazione maggiore è ora sul futuro dell’edificio; quale sarà la linea di azione dell’attuale amministrazione grillina del Municipio XIII? Recupero o demolizione? Quale percorso istituzionale verrà attuato per la richiesta dei fondi in caso di restauro? Ci sarà sinergia con il Campidoglio sulle scelte per il bene del nostro territorio? Per quanto criticato, l’Auditorium di via Albergotti ha la potenzialità di trasformarsi in un importante polo di attrazione culturale. La guida attuale del Municipio avrà la cura di porre questo patrimonio al centro dei suoi interessi, intraprendendo la difficile strada della ristrutturazione?