Vicenda Igdo: Quando i miti (falsi) diventano realtà (falsa)

 

A pensarci bene, la vicenda legata al destino dell’Istituto Gesù Divino Operaio di Ciampino, meglio conosciuto con l’acronimo di IGDO, può essere considerata un po’ come il paradigma della nostra società. Quella cattiva abitudine tutta italiana di preferire ai fatti concreti l’immobilismo, un’abitudine che tenta di far sembrare ogni verità relativa a seconda del tornaconto del Solone di turno, pronto ad “armarsi” di penna (o tastiera, per stare al passo coi tempi) per alzare i toni, cominciando a “sparare” inesattezze ai quattro venti (o ai quattro social), per incuria o negligenza. E non importa se quello che si dice o si scrive sia vero o falso, l’importante è ripeterlo pedissequamente così tante volte da instillare nella testa di chi legge che, in fondo, se si è sentito così tante volte dire una determinata cosa questa deve necessariamente essere vera. Spesso però non è così, e la vicenda dell’IGDO ne è l’esempio lampante. L’IGDO fu eretto nel 1922 per ospitare le Ancelle del Sacro Cuore di Gesù oltre ad un collegio femminile di proprietà della SICIET S.P.A. (società che da anni è in regime di amministrazione controllata e posta in liquidazione dal Ministero dello sviluppo economico). Per decine di anni le sorti dello stabile situato nel pieno centro di Ciampino furono sospese, fino a quando viene deciso di dismettere la proprietà per ricavarne un profitto. Sulla base di analisi e studi approfonditi fu definita una proposta che prevedeva la realizzazione di un albergo, di un cinema multisala, di spazi commerciali oltre ad un parcheggio multipiano interrato. Nel 2003 la Soprintendenza per i Beni Architettonici per il Paesaggio del Lazio iniziò un procedimento finalizzato alla dichiarazione dell’interesse particolarmente importante del complesso. La società proprietaria del bene ricorse al Tar che subito accolse l’obiezione del proprietario annullando la procedura di vincolo. A questa decisione seguirono una serie di ricorsi e controricorsi che videro sempre vincitore la stessa società che deteneva la proprietà dell’IGDO fino a quando anche in Consiglio di Stato, nel 2010, annullò definitivamente tutti i procedimenti di vincolo per l’intera area. Questi fatti smontano in un batter di ciglio i due pilastri (di cartone) sui quali si fondavano le tesi di coloro i quali si erano opposti alla riqualificazione dell’IGDO, pronti a gridare allo scandalo per la vendita ad investitori privati di un bene pubblico che di fatto pubblico non era mai stato, forti anche di un vincolo paesaggistico che in realtà non era mai esistito. Una polemica che ha molto di politico e nulla di concreto che fondava le sue convinzioni su basi che, in realtà, non erano mai esistite. A questo punto, pur avendo il coltello dalla parte del manico grazie alla lunga serie di vittorie ottenute in sede di tribunale, l’amministrazione pubblica invece di imporre dall’alto una scelta che sarebbe comunque stata legittima, ha deciso di istituire una commissione specifica con lo scopo di elaborare le linee guida alle quali attenersi nella definizione di un progetto di sviluppo capace di tutelare non solo gli interessi della nuova proprietà, ma anche quelli di tutta la collettività. Fatte tutte le precisazioni necessarie per far comprendere ai lettori il reale svolgersi dei fatti, le domande che si pongono sono molteplici:

Chi e perché dovrebbe opporsi ad una procedura trasparente che vede il Comune di Ciampino impegnato come garante di un progetto che prevede la riqualificazione di un intero quadrante della città che per decenni è stato conosciuto con il poco edificante nome di nuova Beirut? Chi e perché dovrebbe opporsi ad una possibilità concreta di sviluppo non solo commerciale, ma anche culturale e ricreativo di un area tanto importante per la collettività? Ad aggiudicarsi l’asta per l’acquisto dell’IGDO è stata una cordata di imprenditori legati da generazioni al territorio, un gruppo che ha da subito espresso la volontà di coinvolgere attivamente anche l’imprenditoria locale nel progetto di riqualificazione di tutta l’area. Quindi, una possibilità concreta per tutte le aziende del territorio che parteciperanno attivamente ai lavori di riqualificazione del plesso. Chi afferma che il Comune avrebbe potuto acquisire l’IGDO per “pochi” soldi “dimentica” che l’acquisto dell’area sarebbe stato solo il primo passo in termini di esborso economico che l’amministrazione (e quindi i cittadini) avrebbe dovuto sostenere. Chi avrebbe pagato le centinaia di migliaia di euro in progettazione che sarebbero dovuti essere spesi? Chi avrebbe dovuto poi pagare il mutuo-monstre contratto dalla stessa amministrazione per pagare la realizzazione effettiva dell’opera? A tutte queste domande la risposta è sempre la stessa, I CITTADINI. Il dato di fatto è che finalmente verrà riconsegnato alla città di Ciampino uno spazio nel quale poter studiare, parcheggiare comodamente l’auto, andare a cena, portare i propri figli a giocare. Uno spazio che Ciampino non ha mai avuto, ma che sicuramente ha sempre meritato di avere.