Un “NO” che gela l’Europa

Grande attenzione in tutta Europa per il referendum costituzionale, che, nelle intenzioni del premier Renzi, avrebbe dovuto sancire il taglio ai costi della politica, la fine del bicameralismo paritario e la nuova suddivisione dei compiti tra Stato e Regioni.

Per molti giornali, tra i più importanti nel panorama internazionale, la vittoria del “No” rispecchia il successo delle formazioni politiche euroscettiche, vale a dire la Lega Nord di Salvini e il Movimento 5 Stelle, capeggiato da Beppe Grillo. L’altro lato della medaglia è la débâcle dell’attuale Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha annunciato dopo la mezzanotte le proprie dimissioni.

Per le testate straniere è soprattutto Grillo ad aver vinto: per il “Times” l’Europa è in subbuglio per la sconfitta renziana, data la contiguità del comico genovese con altri esponenti della “nouvelle vague” anti-establishment come Marine Le Pen e, soprattutto, Donald Trump. In prima pagina, afferma l’inviato da Roma Tom Kington, “…La vittoria di Grillo, che ha innervosito i leader UE per il suo richiamo all’Italia affinchè abbandonasse l’euro, lo porta un passo avanti verso il potere”.   

Al “Times” fa eco il “Wall Street Journal”, che in prima pagina titola “L’Italia rifiuta Renzi, incoraggiati i populisti”. L’alta percentuale di “No” è una “dolorosa strigliata” per il premier e il suo progetto di riforma costituzionale.

Il quotidiano statunitense pone sotto i riflettori i veri vincitori di questa consultazione referendaria, ossia i 5 Stelle, rimarcando il loro profilo anti-euro: “Hanno richiesto un referendum non vincolante sulla permanenza in Italia dell’Euro. Vogliono abbandonare le restrizioni di budget imposte dall’UE e hanno dichiarato che potrebbero stampare una moneta parallela”.

Dati i recenti sondaggi che li danno al 30% se si andasse a votare adesso per le elezioni politiche, aggiunge il Wall Street Journal, il M5S “potrebbe essere una voce sempre più influente e andare addirittura al potere. Un risultato che potrebbe ulteriormente minacciare l’integrità dell’eurozona e la moneta comune”.

Il quotidiano britannico orientato verso sinistra “The Guardian”, invece, fa notare come sia anche un’altra forza euroscettica a poter esultare, ossia la Lega. “Se gli exit-poll saranno confermati – scrive sul sito l’inviata Stephanie Kirchgaessner – i risultati saranno letti come una vittoria non solo per il movimento anti-establishment  5 Stelle ma anche per la forza anti-immigrati della Lega Nord di Salvini. L’affluenza è stata particolarmente massiccia in aree come la Lombardia e il Veneto, che sono considerate roccaforti della Lega”.

Come gli altri quotidiani, comunque, anche il “Guardian” nella prima pagina di oggi sottolinea come la vittoria del “No” potrebbe avere conseguenze per l’Italia e “probabilmente innervosirà i mercati europei e globali in ragione delle preoccupazioni per il futuro economico del Paese e l’evidente supporto dei partiti populisti ed euroscettici”. L’articolo conclude ipotizzando come tale evento “può destare preoccupazioni” rispetto al salvataggio di Monte dei Paschi di Siena e destabilizzare l’intero settore bancario.

A differenza del Wall Street Journal e del Times, tuttavia, per il “Guardian” pur essendo in ascesa le forze euroscettiche, non c’è un largo consenso rispetto ad un’eventuale uscita dell’Italia dalla zona Euro.

Anche in Spagna i due principali giornali dedicano la prima pagina all’esito del referendum costituzionale: “El Mundo” titola “Il ‘No’ dell’Italia apre un nuovo fronte di crisi dell’UE” rimarcando così i timori già espresso dagli altri quotidiani internazionali.

“El Paìs”, invece, pone l’accento sulla divisione sociale e politica che lascia come eredità questa consultazione. Il titolo in prima pagina infatti è eloquente: “L’Italia entra in una nuova fase segnata dalla divisione”.

Nell’articolo si descrive un Paese diviso a metà da questo referendum e polarizzato rispetto alle proposte portate avanti da Renzi, che comunque rimane – secondo il corrispondente da Roma Pablo Ordaz – “il personaggio centrale della politica italiana in assenza di rivali alla sua altezza”.

Oltrepassando le Alpi la musica non cambia: in Francia “Libération” e “Le Monde” dedicano ampio spazio al referendum di ieri. Sul sito di Libération al centro di ogni considerazione ci sono le dimissioni di Renzi decise dal premier a seguito del cattivo esito referendario. Un risultato che sanziona, secondo il giornale francese “la sua persona e la sua politica”.

Malgrado le promesse di trasformare il Paese e un elenco di riforme adottate – si continua a leggere – l’Italia è ancora imprigionata nella crisi economica e la disoccupazione, soprattutto nel Mezzogiorno”.

La versione online di “Le Monde”, invece, in un articolo si concentra sulle conseguenze che il “No” porterà con sè sul piano economico. Secondo gli analisti intervistati dal quotidiano transalpino, “il sistema bancario italiano concentra le inquietudini. Appesantito da più di 350 milioni di euro di crediti inesigibili, molti instituti, come il Monte dei Paschi di Siena, cercano di attirare capitali freschi per rinforzarsi. «Ma le incertezze politiche potrebbero raffreddare gli investitori» nota Francesco Romano, economista della Luiss”.

L’articolo conclude ipotizzando il rischio contagio negli altri sistemi bancari della zona Euro, come Spagna o Portogallo. Tuttavia, ricorda il giornale francese che “L’economia italiana sarà la prima vittima di queste incertezze. Gli economisti di Oxford Economics e di IHS Global Insight stimano che la crescita della Penisola potrebbe essere amputata dallo 0,4 allo 0,5% del PIL nel 2017, piombando ad un magro 0,4%”.

Infine, home page di grande impatto quella dell’emittente tedesca “Deutsche Welle”: sullo sfondo di un’immagine strappata del premier in primissimo piano, si legge “L’Europa preoccupata dalle dimissioni di Renzi”.

Nell’articolo della tv tedesca sono riportate le preoccupazioni di molti esponenti politici tedeschi, tra cui il ministro degli Esteri Steinmeier, che si augura che la crisi di governo si risolva in fretta, in quanto «non è un messaggio positive per l’Europa in un momento difficile».